Quella di Monza è stata la peggior Ferrari del 2017. Peggio di Silverstone a luglio, dove almeno c’era stato il problema delle forature a condizionare il risultato. A Monza invece è emersa una sconfitta prestazionale senza attenuanti. Vettel ha finito la gara a 36 secondi da Hamilton, Raikkonen a un minuto tondo tondo. Significa per il tedesco un distacco medio di 7 decimi al giro, che potevano essere molti di più complessivamente se Hamilton, dopo il pit stop, non avesse rallentato il ritmo per salvaguardare il motore.  

Quale il motivo di una così grave debacle specie dopo la bella prestazione di Spa? Se in qualifica, sul bagnato, almeno si è trovata una responsabilità chiara (le gomme full wet che non si scaldavano a dovere sulla Rossa e non offrivano grip); è invece più difficile capire cosa non abbia funzionato in corsa. Una causa unica e precisa in grado di spiegare il passo falso della Ferrari nel GP d’Italia non c’è. Però si possono fare alcune considerazioni che spiegano la scadente prestazione monzese. 

Di base il problema viene a causa di una macchina, la SF70H, che per le sue caratteristiche tecniche si “sposa male” col particolare tracciato di Monza. Il Tempio della Velocità non si chiama così a caso: è un circuito velocissimo che esalta chi ha un motore con tanti cavalli e le monoposto dalla bassa resistenza aerodinamica. Due caratteristiche che non sono tra quelle in cui la Ferrari SF70H primeggia. Le differenze di potenza massima fra il V6 ibrido Ferrari e quello Mercedes sono minime ma esistono comunque. In più la Ferrari di quest’anno è una monoposto a passo corto che sviluppa molto carico aerodinamico, e questa dote l’ha resa vincente su tracciati sia con curve lente che con curve veloci d’appoggio come Spa.

Infatti in Belgio la Ferrari volava e ha conteso la vittoria alla Mercedes. Monza però è molto diversa da Spa. Hanno in comune le elevate velocità medie sul giro ma i due tracciati richiedono attitudini differenti. In Belgio vai forte se hai una buona deportanza; sulla pista lombarda primeggi se hai tanti cavalli e poco drag (resistenza aerodinamica). Il problema è che la SF70H è una monoposto a passo corto. Caratteristica che a volte la favorisce (Montecarlo, Ungheria), a volte la penalizza (Monza). Per una semplice questione fisica, un’auto a passo corto come la SF70H sviluppa per natura più resistenza all’avanzamento di un’auto a passo lungo come la Mercedes W08. E quindi fatica a sviluppare una velocità massima elevata. Infatti in gara Vettel era tra gli ultimi in velocità di punta, con 343,8 km/h. Contro i 357,4 km/h della Force India di Perez, i 356,7 della Williams di Massa, i 355,2 km/h della Red Bull di Ricciardo (anche se molti di loro hanno goduto di scie). 

Appurato che i rettifili di Monza favorivano di base la Mercedes (e non penalizzavano troppo la Red Bull anche lei monoposto a passo medio-lungo), a volte un perfetto set up aerodinamico della macchina permette di ovviare e compensare queste difficoltà. Ma a Monza alla Ferrari è mancato forse il tempo per fare l’assetto ideale. Già nel corso del 2017 si è visto che il Cavallino impiegava spesso il turno di prove del sabato mattina per raggiungere quel “fine tuning”, quel perfezionamento dell’assetto in grado di migliorare decisamente le prestazioni. Però sabato mattina però in Brianza diluviava e la sessione è stata praticamente inutile. Così la Ferrari si è portata domenica in gara le stesse difficoltà emerse al venerdi. Dove si erano già colti gli indizi della netta superiorità Mercedes sul passo-gara.