Ha dominato tutte le sessioni di prova a Austin: dalle tre libere fino ai tre turni di qualifica. Restando davanti a tutti anche in Q1 nonostante abbia affrontato il primo turno delle qualifiche con le gomme supersoft invece che con le più performanti ultrasoft. Probabilmente il GP Usa è l’unica corsa della stagione dove gli avversari di Lewis fin da prima sanno già che almeno per la pole non ci sono speranze e dovranno accontentarsi di dover lottare per il 2° posto. 

Tra la pista di Austin e Lewis Hamilton c’è un feeling tutto speciale. Sarà per il brivido che offre guidare una F1 dentro quella sequenza di curvoni destra-sinistra dopo il via soprannominati “the snake”, il serpente, per via della conformazione a biscia. Un tratto dove Lewis dà spettacolo più di tutti aggredendo le curve in quinta e sesta piena e permettendosi in quei cambi di direzione velocissimi, percorsi in apnea trattenendo il fiato, di spostare le dita sul volante - se n’è accorto Valsecchi alla moviola di Sky - per azionare i manettini per tarare la sensibilità della frenata elettronica e il bilanciamento dei freni. 

The Snake è una delle sequenze più belle di tutto il mondiale, assieme alle esse di Suzuka e alla compressione Eau Rouge-Radillon di Spa. È vero che le curve “vere”, quelle di una volta come la Parabolica e Lesmo di Monza, Puhon di Spa, sono quelle che dovrebbero esaltare un pilota perché fanno la differenza tra chi riesce a tenere giù il piede e chi no. Ma una curva è breve: finisce subito. Si imposta, si cambia direzione e si schiaccia il gas in uscita. Invece le lunghe sequenze di curve e controcurve destra-sinistra, come appunto The Snake di Austin e come le esse di Suzuka o le tre curve in sequenza Maggotts-Becketts-Chapel di Silverstone, sono ancora più esaltanti per un pilota. Perché chi guida deve trovare l’equilibrio perfetto fra l’aggredirle ma anche pennellare le traiettorie con precisione per uscire forte sul rettifilo successivo.

Una curva singola prevede poche regole di guida. Una sequenza di curve invece richiede nello stesso tempo violenza e dolcezza. Aggressività e autocontrollo. Bisogna sapersi risparmiare e sacrificare scientemente un pochino la prima per trovarsi nella linea ideale per la seconda e uscire forte dalla terza. E Hamilton è quello che sa dipingere meglio le linee fra tutti quanti nello Snake. Come uno slalomista fra i paletti. Lewis è quello che sa trovare il ritmo migliore per buttare la sua monoposto dentro quelle curve. E tenete conto che la Mercedes W08 non è un go-kart come la Red Bull, corta, agile e reattiva, che i piloti buttano di forza qua e là. La Mercedes invece è una monoposto nervosa e impegnativa da portare al limite perché ha il passo lungo ed è molto sensibile aerodinamicamente (guardate Bottas che fatica che fa in certe occasioni). E l’unico che sa veramente spremerla e domarla fino in fondo è proprio Hamilton. 

Proprio a Austin Hamilton ha raccontato che affrontare The Snake lo esalta a tal punto, che nelle prime prove libere si era messo a urlare di gioia e di emozione dentro il casco, per il brivido incontenibile che provava nell’andare così veloce in quella lunga sequenza di esse. 

I numeri dicono quanto Hamilton sia imbattibile in quel tratto: in tutte e tre le sessioni di qualifica, nessuno è mai stato più rapido di lui. Né sul gitro, né sugli intermedi. Ha sempre stabilito i migliori parziali, “limando” via centesimi giro dopo giro man mano che perfezionava le traiettorie. Nel primo giro di Q1 era arrivato a coprire il parziale de The Snake in 25”577, 115 millesimi meglio di Vettel. Nel secondo giro della Q1 ha fatto ancor meglio: 25”471. E tenere conto che lì stava usando le supersoft, non le più morbide ultrasoft. Poi in Q2, con le mescole ultramorbide ha potuto affrontare ancor più al limite The Snake limando via 1”3 al suo miglior giro precedente, di cui ben mezzo secondo guadagnato proprio lì: nelle curve e controcurve del Serpente. Un parziale di 24”999. Inavvicinabile per tutti. Infine nell’ultimo giro del Q3, quando aveva la pole già in tasca, ha osato ancora di più portandosi a un limite inavvicinabile per tutti in quel primo tratto parziale così selettivo: 24”861. Pensate che Vettel non è mai sceso in quel primo intermedio sotto i 25”. 

E sapete chi ha guidato meglio fra tutti gli altri proprio sullo Snake, Hamilton a parte? Non Vettel, né Verstappen o Bottas. Ma un pilota che non vi aspettereste capace di aggredire le esse del Serpente con la stessa grinta di Hamilton al punto da risultare appena 53 millesimi staccato da lui: Kimi Raikkonen. La guida precisa e vellutata di Kimi è ideale per uscire forte dalle curve dello Snake. Peccato che nel resto del giro Raikkonen abbia sprecato quel margine conquistato lì, dove teneva il passo di Lewis. Altrimenti la sua era una prima fila, non una terza. 

GP degli USA: LA GRIGLIA DI PARTENZA