Possibile che ci sia ancora chi mette in discussione il talento di guida di Lewis Hamilton? E invece pare di sì. Perché la sua rimonta nel GP Brasile, da ultimo partendo dalla pit lane fino al 4° posto a un soffio dal podio, ha scatenato discussioni sul web. Tra chi considera epica la sua impresa e chi non ci trova invece niente di eccezionale pensando che in fondo ha superato soltanto con l’aiuto del DRS e che aveva una superMercedes tra le mani. 

Ma come stanno davvero le cose? Chi s’intende di motorsport e sa “leggere” le corse si rende conto che Hamilton ha compiuto un’impresa epica. Non è tanto la posizione raggiunta a fine gara che fa testo, quanto il fatto che in corsa Lewis sia riuscito a ridurre il distacco dal vincitore rispetto al primo giro. È questo che fa una grande differenza. 

Non lo dico io, ma lo sostengono i numeri. Ovvero il rilevamento cronometrico che “viviseziona” la performance di tutti i piloti in corsa. I cronologici parlano chiaro: Hamilton è stato il più veloce in pista a Interlagos. Non si discute. Il 4 volte campione del mondo ha recuperato nei 65 giri di gara senza safety car - cioé dal momento che la corsa è veramente partita - ben 12” secondi a Vettel e oltre 17” al suo compagno di squadra Bottas. Nonostante abbia dovuto compiere una decina di sorpassi per attaccare i piloti più lenti davanti a lui che gli hanno spezzato il ritmo e l’hanno costretto a scegliere traiettorie non ideali.

Quando al 6° giro il GP Brasile è ripartito dopo la safety car che aveva neutralizzato a metà del primo giro, Hamilton era transitato sul traguardo in 14° posizione staccato di 9,3 secondi da Vettel al comando. Solo che mentre il ferrarista ha potuto liberamente impostare il suo ritmo di gara con le gomme supersoft correndo come si dice in “aria pulita”, cioé senza nessuno davanti che ti ostruisce le traiettorie e ti crea turbolenze, Hamilton ha dovuto invece superare un’infinità di macchine rivali che gli hanno spezzato il ritmo. 

In 23 giri, per liberarsi dei vari Hartley, Stroll, Gasly, Sainz e Hulkenberg ha perso parecchio tempo e il suo gap da Vettel è salito fino a 17,7 secondi. Poi, una volta a pista libera, ha cominciato a girare più forte di Vettel in testa alla gara riducendo pian piano il distacco. Al 30° giro, per via dei pit stop si è trovato al comando del GP. Non accadeva da tre anni (GP Ungheria 2014) che un pilota partito dai box si trovasse a un certo punto al comando di un GP. Guarda caso si trattava anche allora di Hamilton. 

Il vero cambio di ritmo di Hamilton si è palesato dal 43° giro in poi, cioé a quasi due terzi di gara quando ha montato el gomme supersoft e ha corso per 28 giri a ritmo da qualifica. Prima era stato bravo a contenere il distacco dal vertice della corsa senza amplificarlo; dopo è stato eccezionale a recuperare terreno sui primi mangiando loro più di un secondo al giro.

Quando è ripartito dopo il pit stop, Hamilton si trovava 19” lontano da Vettel al comando. Quattro giri dopo era a 15”4 da Seb; al 52° giro a 13”; al 60° a 8”3; al 69°, due giri dalla fine, era arrivato a 5”8. Per risalire fino a lì ha compiuto una serie di giri veloci sotto 1’12”, unico pilota fra tutti in corsa a riuscirci. Poi la sua rimonta si è fermata contro la marcatura di Raikkonen che negli ultimi tre giri si è difeso benissimo

Ora non è il caso di dire che la sua impresa abbia ridimensionato quella che che è considerata la madre di tutte le rimonte, quella di Jim Clark al GP d’Italia di Monza ‘67 quando dopo una foratura recuperò un intero giro al pilota in testa alla gara sdoppiandosi e finendo quarto. Ma di sicuro entra di diritto nella imprese epiche della storia delle corse (assieme alla rimonta di Schumacher 2006 in Brasile e al primo giro di Senna a Donington ‘93).

Qualcuno svilisce la sua impresa dicendo che Lewis, partendo dai box, ha potuto disporre di un motore fresco e di un assetto da gara ideale che hanno fatto la differenza sul piano delle prestazioni. Vero che il suo motore poteva essere spremuto al massimo. Infatti ha usato una mappatura aggressiva per “tirare” più giri, tanto essendo a fine campionato il V6 ibrido montato dopo le prove doveva durare due soli GP e non i cinque da regolamento.  Ma che vantaggio gli possono aver dato l’assetto estremo e il motore “a regime pieno”? Diciamo tre decimi al giro? Bene, ma in gara tra il suo giro più veloce e quello di Bottas ci sono oltre sei decimi a suo vantaggio. E in gara ha recuperato 17” al compagno. È partito ultimo dai box ed ha potuto entrare in pista per la sua gara quando Bottas era lontanissimo, già all’imbocco della “Curva do Lago”, quella dopo il secondo rettifilo. Ebbene, dopo 71 giri di gara, Bottas già se lo vedeva minaccioso negli specchietti. Lewis è giunto ad appena 2”7 da lui.  

Qualcuno obietta pure che partendo dai box Lewis si è avvantaggiato rispetto al via dalla griglia perché ha evitato gli incidenti. Già, ma volte se sei bravo e audace puoi anche recuperare molte posizioni dal fondo della griglia e non devi più perdere tempo a tentare sorpassi in gara. Gasly per esempio, che partiva in ultima fila dove sarebbe dovuto stare anche Hamilton, al primo giro è transitato già 10° e  Lewis che partiva dai box soltanto 16°. Perché Gasly nel caos del primo giro ha approfittato per mettersi alle spalle Hartley, Stroll, Ericcson e Wehrlein che Hamilton ha dovuto passare di forza in pista un giro dopo l’altro. 

C’è pure chi paragona la risalita di Hamilton con una analoga rimonta di Vettel in Malesia tre GP fa. Anche lì Seb recuperò da ultimo (causa forfait in qualifica per il collettore d’aspirazione rotto) a quarto. La differenza in questo caso è che non è il piazzamento che rende la gara memorabile, ma il distacco dal primo. In Malesia Vettel giunse sì quarto nella gara vinta da Verstappen ma staccato di 37” dal vincitore e di 11” dal podio. Qui Hamilton è arrivato 4° a 5,4 secondi dal vincitore e a 8 decimi dal podio. 

Poi per carità è vero che lo stile di vita sopra le righe di Hamilton aizza i critici e fomenta i moralisti a oltranza. Ma se fra gli appassionati di F1 ci fossero meno pregiudizi a causa del tifo e più sincero rispetto e ammirazione per il talento di guida e il gesto sportivo dei grandi campioni, a prescindere dal colore della loro tuta, sarebbe tutto più limpido. Hamilton può risultare simpatico o antipatico. Ma come pilota e come campione non si può discutere