“Un pizzico di fortuna”, l’ha chiamata Vettel. Ma la fortuna, come dice un vecchio proverbio, arride agli audaci. Quelli che ci provano. E la Ferrari ci ha provato. È stata una scelta rischiosa quella di Vettel e del box Rosso di ritardare la strategia al massimo. Pirelli aveva suggerito una “finestra” dal 20° al 30° giro per sostituire le gomme ultrasoft. Probabilmente Vettel voleva allungare lo stint per mettere poi per i 30 giri finali le gomme supersoft, più performanti delle gialle. Ma la speranza era di lottare per il secondo posto contro Raikkonen, non pensava certo alla Mercedes. Perché nemmeno la più incredibile strategia del mondo avrebbe potuto fargli superare Hamilton in condizioni normali. Vettel, al momento della VSC aveva 11,3 secondi di vantaggio su Lewis ma doveva ancora compiere il proprio pit stop. E nel cambio gomme si perdono invece 22/23 secondi. Un distacco incolmabile in condizioni normali. Allora come ha fatto a restare davanti alla Mercedes?

Vettel ha rivissuto così l’episodio chiave della gara: “Ero un po’ perso nel primo stint, non lottavo contro nessuno, per questo ho deciso di non fare subito il pit stop ma restare in pista aspettando che succedesse qualcosa. E qualcosa è successo...”. 

È successo che al 26° giro Seb ha avuto l’incredibile fortuna dello stop in pista della Haas di Grosjean, che ha fatto uscire la virtual safety car. Questa ha congelato i distacchi. Attenzione alla differenza: virtual safety car, non safety car vera (quella è arrivata dopo) che è quella che raggruppa i piloti. La VSC invece prevede che i corridori percorrano i vari segmenti di pista a un tempo predefinito, uguale per tutti. Perciò di fatto il distacco in gara non si azzera, ma si congela sulle differenze precedenti. Il meccanismo della VSC è complicato da capire per gli spettatori e anche da eseguire per i piloti, perché non devono viaggiare sempre alla stessa velocità ma pecorrere ogni porzione di pista in un tempo prestabilito. Molto più alto rispetto al tempo di un giro normale. Però abbiamo visto tante volte in passato che sotto VSC il distacco fra i piloti spesso cambia, e pure di parecchio.

Perché? Perché è un sistema complicato. È responsabilità del pilota dosare perfettamente la velocità per rientrare nel tempo imposto di ogni segmento di pista. È aiutato dal computer nel cruscotto che gli dice il tempo esatto in cui deve percorrere quel tratto, ma tocca a lui farlo nel modo giusto senza rallentare troppo. È come una gara di regolarità. Si deve spaccare il centesimo di secondo: se vai troppo veloce vieni penalizzato, ma se rallenti troppo per sicurezza, puoi rimediare un distacco maggiore del tuo rivale. Sta all’intelligenza del pilota trovare il ritmo e la media perfetta. Vettel lo ha fatto meglio degli altri

Come c’è riuscito? Ha usato traiettorie strettissime, restando sempre in corda dall’inizio alla fine della curva, senza allargare in ingresso e in uscita come si farebbe normalmente in piena velocità. Così, girando stretto, ha percorso meno metri degli altri e ha dosato perfettamente il ritmo per adeguarsi al tempo imposto. 

Ma soltanto questo però non sarebbe bastato. C’è voluto un altro colpo di genio: sfruttare l’ingresso al box (e anche l’uscita). All’inizio della corsia di decelerazione c’è una linea bianca trasversale che indica che da quel punto in poi non si è più in pista ma si entra in pit lane. Poi, circa duecento metri più avanti, c’è una seconda linea dove i piloti devono frenare bruscamente perché inizia il limite di velocità della corsia box (60 km/h). L’astuzia di Vettel qual è stata? Capire che quel breve tratto di duecento metri, compreso fra le due linee bianche, non è tecnicamente considerata “pista” perché è già corsia di rientro, ma non è neanche corsia box a velocità limitata. È una specie di “zona franca” dove non vige alcun limite. E Vettel cosa ha fatto? Invece di viaggiare in sicurezza, ha accelerato a fondo percorrendo quei ducento metri a velocità molto più alta per poi frenare bruscamente spiattellando le gomme alla successiva linea bianca. Lo stesso ha fatto in uscita dalla corsia box, dal momento in cui ha tolto il limitatore fino alla riga bianca traversale vicino alla prima curva che delimita la corsia di accelerazione, cioé la “zona franca” dove anche lì non vige la regola della VSC. 

Sembra poca roba, ma viaggare a 150/160 kmh per due o trecento metri in ingresso e uscita dai box ha permesso a Vettel di recuperare  altri preziosi secondi rispetto a Hamilton, che in pista andava a velocità limitata. Quei secondi che gli sono serviti per ripartire davanti a Lewis. Da lì è stato semplice per Vettel gestire il comando.

La cosa divertente è che la Mercedes era rimasta tranquilla in questa fase non prevedendo il colpo di scena che stava per maturare! Perché il sofisticato software di simulazione della strategia che hanno al box tedesco continuava a confermare agli uomini del muretto Mercedes che in caso di sosta di Vettel, Hamilton sarebbe comunque rimasto davanti. Probabilmente il software considerava la velocità imposta dalla VSC in pista, ma non era stato programmato per teneva conto della velocità “libera” nella breve corsia di decelerazione e accelerazione. Vale a dire che il rigido ragionamento del computer è stato battuto dalla creatività dell’uomo (Vettel). 

Questa vittoria però non deve illudere: la Ferrari SF71H non è ancora veloce e performante come la Mercedes. Il distacco fra le due monoposto è minimo ma esiste. Si può stimare in uno/due decimi, che è quello che Hamilton nella sua disperata rimonta ha rosicchiato giro dopo giro a Vettel. Purtroppo per Hamilton, la F1 insegna che un margine di vantaggio di due decimi è troppo poco per tentare un sorpasso in pista. Infatti Hamilton, nonostante le ben tre zone DRS del circuito, non è mai riuscito nemmeno ad uscire dalla scia per affiancare la Ferrari in frenata. Ma Vettel non potrà in futuro sperare in altri colpi di fortuna del genere. Velocizzare la monoposto per qualificarsi in pole e scattare davanti per impostare il ritmo è fondamentale. Ed è la sfida che attende adesso Maranello se vuole lottare per il mondiale.