Che potesse essere una Ferrari a conquistare la pole era quasi scontato dopo il dominio di Raikkonen e Vettel nelle prove libere.

Ma ci si aspettava finalmente Kimi davanti a tutti. Kimi che da quest’anno sembra più a suo agio sulla SF71H tanto da essere sempre stato il più veloce sin dal venerdi pomeriggio, sia in FP2 che in FP3 e persino nella prima fase della Q1. Invece Vettel ha preso il sopravvento nella parte finale delle qualifiche, strappando la pole virtuale a Raikkonen nell’ultimo decisivo giro della Q3. È stato un exploit di Vettel o un errore di Kimi? I cronologici ci aiutano a capirlo.

Nella Q2 Vettel ha messo dietro per la prima volta Raikkonen scendendo fino a 1’28”341. E soprattutto si è dimostrato il più veloce nel primo e terzo settore, quelli di motricità e potenza. Rifilando ben 164 millesimi a Raikkonen. Poi, quando c'era da fare sul serio per conquistare la posizione in griglia, nel primo giro della Q3 Kimi è tornato a essere il più veloce: 1’28”196. Sembrava persa per Vettel, staccato nel suo primo giro di 120 millesimi dal compagno di squadra. Un Vettel talmente al limite da andare fuori pista, oltre il cordolo e sul cemento nella curva finale.

In realtà la pole virtuale Vettel l’aveva già nel piede. Perché fino a quella penultima curva era sui tempi di Raikkonen, staccato di appena 38 millesimi dal finnico. Con la differenza che nell’ultimo parziale Vettel era sempre stato nei giri precedenti più veloce di Raikkonen di qualche centesimo. Perciò se Sebastian, in quel primo giro della Q3, avesse semplicemente ripetuto il parziale della Q2 (22”098) sarebbe finito davanti a Raikkonen in pole virtuale di 4 centesimi. E non avrebbe dovuto soffrire fino alla fine. Invece a causa di quel fuoripista ha impiegato in quel 3° settore 22”247, cioé ha lasciato per strada – anzi sul cemento dipinto color sabbia - 15 centesimi rispetto al suo potenziale. Il suo fuoripista insomma gli è costato poco ma quel bastava per non fare il miglior tempo.

Vettel però, nel secondo tentativo della Q3, non ha commesso nuovamente l’errore e ha costruito lì la sua pole position: ha fatto bene quell'ultima curva e ripetendo il parziale di 22”076, simile a quello della Q2, e quello è stato sufficiente per guadagnare il tempo che gli mancava per scavalcare Raikkonen.

E Kimi perché ha perso? La spiegazione è che il finnico stavolta non ha commesso gravi errori, a differenza di Vettel. Aveva semplicemente raggiunto il suo limite. Non ne aveva più nel piede. Lui si è lamentato dopo le prove del traffico, ma la realtà è che Raikkonen non riusciva a spremere niente di più da se stesso o dalla macchina. Lo dicono i tempi parziali confrontando i due giri di Kimi nella Q3. Sovrapponendoli, risultano praticamente identici. Nel primo parziale Raikkonen ha fatto in Q3 una volta 28”052 e un’altra 28”047; nel terzo parziale in un’occasione ha stabilito 22”190 e nell’altra 22”191. Come vedete, uguali al millesimo o quasi. Mentre Vettel da un giro all’altro si è migliorato di un decimo qua e di un decimo là, Kimi è sempre rimasto sullo stesso ritmo (a parte il 2° settore). E alla fine non ha quindi limato il suo tempo.

La conclusione perciò è che Vettel è in grado di tirare fuori da se stesso e dalla Ferrari quei centesimi che gli mancano, quando serve e quando tutto gira giusto. Kimi no. Evidentemente Vettel l’overboost, invece che nel bottone magico, ce l’ha nel piede.

Chiamatela come volete: determinazione, cattiveria, aggressività, voglia disperata di superarsi o forse anche inconscienza. Ma Vettel ha dimostrato che quando “vede” alla sua portata l’obiettivo, sa cambiare passo, sa gettare il cuore oltre l’ostacolo e riesce a lanciarsi nel giro a “vita persa”, quello in cui si mettono da parte timori e istinto di conservazione per gettarsi al di là della curva. Vada come vada. Una dote tipica soltanto tipica dei grandi artisti della pole. Com’è Hamilton, com’erano Senna e Schumacher, e com’era soprattutto Jim Clark, il grande pilota scozzese di cui oggi 7 aprile 2018 ricorre il cinquantenario della morte (a Hockenheim) e che è considerato il migliore interprete del giro secco nella storia della Formula Uno.

Clark è il pilota che ha ottenuto la percentuale di pole più alta rispetto ai GP disputati: quasi una su due. Ed è un importante segno simbolico, visto che Hamilton in Bahrain era fuori gioco fin dall’inizio per la penalità, che a conquistare la pole nel giorno della ricorrenza del maestro del giro veloce, sia stato proprio Vettel. E non un qualsiasi altro interprete meno blasonato fra i suoi tanti rivali.