Strategie interessanti”, l’ha definita a caldo con molto sarcasmo Lewis Hamilton. Poi James Allison, l’ing. ex Ferrari, adesso a capo della direzione tecnica Mercedes, è sbottato: “O era una manovra da incompetenti, oppure era deliberata”. L’oggetto della discussione, ovviamente, la tamponata di Raikkonen a Hamilton alla terza curva del primo giro del GP di Gran Bretagna. Ma chi ha ragione? Era deliberata oppure no? E perché la manovra di Raikkonen è stata punita con 10” di penalità mentre a Vettel, in Francia due settimane fa, per una manovra identica erano stati dati solo 5”?

Una cosa alla volta. Prima di tutto l’infelice uscita di Allison che è stato prontamente zittito dal suo stesso capo, Toto Wolff. Che prima a Sky inglese ha sibillinamente ripetuto la frase attribuendone la paternità al suo ingegnere, poi però alla tv italiana, capita la piega che la vicenda stava prendendo, furbamente ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche che il suo pilota e il suo ingegnere avevano incendiato un po’ troppo maldestramente. Definendola solo una battuta. Wolff ha dovuto usare tutta la sua diplomazia ma non ci ha convinto per niente con quel suo candore un po’ fasullo.

In Mercedes, a caldo, si erano davvero convinti che Raikkonen l’avesse fatto apposta. Lo ha fatto capire Hamilton nella conferenza stampa post gara: “Sono due volte che due Ferrari buttano fuori due Mercedes al primo giro e si beccano 5 o 10 secondi di penalità. Però ci distruggono la gara...”. Come dire è un po’ poco come punizione. Già nel retropodio, al Castellet, Lewis vedendo l’incidente di Vettel su Bottas si era lasciato sfuggire una frase accusatoria: “Gli hanno dato solo 5 secondi per questo?”. Adesso lui e il suo ing. sollevano il sospetto che sia stata addirittura una manovra deliberata.

Ma ci pare più sensata la replica di Vettel quando, sempre nel dopogara di Silverstone, ha spiegato: “È sciocco dire che è stata una manovra deliberata. Non si riuscirebbe a essere così precisi e chirurgici nel tamponare qualcuno e buttarlo fuori senza rimediare danni. Io in Francia ho distrutto la mia ala anteriore e mi sono fottuto la gara per quello”. Raikkonen, parte in causa, si è preso la colpa negando la volontarietà. “Ho bloccato le ruote e ho perso direzionalità. Tutto qui. Quante volte ci siamo colpiti o siamo stati investiti in passato? È quello che talvolta succede in gara”. Come dire: inutile scandalizzarsi.

La verità è che adesso la Ferrari fa davvero paura alla Mercedes. Perché è diventata più competitiva che mai. E questo li rende nervosi. L’esagerata reazione emotiva dei tedeschi si spiega con la consapevolezza di aver perso una supremazia che non veniva intaccata da quattro anni. Non sono più abituati a perdere. Settanta vittorie a ripetizione li avevano convinti di essere intoccabili. Hanno dimenticato cosa significa il duello corpo a corpo nelle corse. Per questo Wolff e compagnia, ormai isterici, si sono lasciati andare a immaginare complotti di ogni tipo. Ora, passi per Hamilton, la cui fragilità mentale talvolta sembra pari alla sua velocità. Ma che un’allusione del genere venga dal top management della squadra che dovrebbe essere più freddo e riflessivo, questo non si può accettare. Anche se poi ritrattano per quieto vivere.

Lewis invece va capito. Lui è fatto così. Velocissimo, passionale ma anche psicologicamente fragile. Altro che somiglianza con Senna! L’analogia vale per talento e velocità, ma non certo per il carattere. Hamilton ha sempre avuto la debolezza di sospettare complotti ovunque, fuori e anche dentro la squadra fin dai tempi dei suoi duelli con Rosberg. Gli bastava che Nico compisse in gara un pit stop fuori dalle strategie pianificate a tavolino, per immaginare chissà quale complotto mondiale a suo danno ordito dal ramo tedesco del team su istigazione di Wolff e Zetsche. È naturale che a Silverstone abbia immaginato qualche trama oscura per togliergli il successo davanti al suo pubblico mentre invece è stato a tutti gli effetti un banale incidente di gara innescato da un bloccaggio di Raikkonen in frenata. Lo scusiamo perché la delusione di aver perso la gara di casa può averlo portato a sragionare. Pensate che a fine gara Hamilton era talmente provato dalla fatica e dallo sforzo mentale da sbottare sgarbatamente con parole acide contro chi gli chiedeva perché avesse disertato la stretta di mano con Raikkonen nel retropodio: “È facile per voi vedere la gara seduti a tavolino e giudicare! Io mi sono sudato il culo a guidare al limite quella macchina per 52 giri e pretendete anche che scenda dall’abitacolo e rivolga sorrisi e saluti a tutti quanti?”.

E la penalità, direte voi? Perché 5 secondi a Vettel al Castellet e 10 invece a Raikkonen a Silverstone per una manovra tutto sommato identica? Beh, innanzi tutto la penalità è a discrezione dei commissari di gara, che sono i famosi steward, ovvero i giudici che valutano la condotta di gara dei piloti. Questi non sono sempre gli stessi. Sono tre: due di loro membri della Fia, di solito delegati delle federazioni estere, comunque personaggi “politici” anche se competenti di motorsport; il terzo invece è un ex pilota di esperienza che dovrebbe fornire il punto di vista dei piloti su certe manovre perché si presuppone - giustamente - che chi non abbia mai guidato un’auto da corsa, non possa interpretare correttamente certe manovre.

Al Castellet gli steward erano l’australiano Garry Connelly, l’italo-venezuelano Enzo Spano e l’ex pilota di Prototipi e F1, Yannick Dalmas. A Silverstone invece i tre steward erano: Tim Mayer, americano tra l’altro figlio di Teddy Mayer, co-fondatore della McLaren assieme a Bruce McLaren; poi il turco Tahincioglu e infine “mr. Le Mans”, ovvero Tom Kristensen.

Giudici diversi, perciò giudizio diverso. Cosa sia passato per la loro testa per affibbiare 10” a Raikkonen invece che 5” non lo sappiamo. Una volta toccate come quelle di Vettel a Bottas e Raikkonen a Hamilton, specie al primo giro, erano considerati “incidenti di gara” frutto della combattività. E, come tali, tollerate. Ma da qualche tempo il nuovo principio ispiratore è quello di punire chi provoca un danno ad un avversario per troppa foga. La bloccata di ruote in frenata è un chiaro indizio di errore di guida e quindi di troppa foga. E quella, purtroppo, c’è stata in tutti e due i casi.

Possiamo supporre che nel caso di Vettel al Castellet la penalità sia stata più leggera perché anche il ferrarista ci aveva rimesso di suo, dovendo cambiare l’ala. Nel caso di Raikkonen, invece, la penalità potrebbe essere stata più severa perché Kimi, pur danneggiando la corsa di Hamilton, non aveva perso terreno né posizioni nella collisione. Non vogliamo invece pensare che ci fosse un motivo di “partigianeria”. Ovvero pena più alta perché la vittima era stata un pilota inglese nella gara inglese. Ma anche nel calcio gli arbitri fischiano più volentieri un rigore a favore della squadra che gioca in casa...