Quelle treccine da rasta che ha sfoggiato sul podio di Hockenheim potranno non piacere a molti. E quel suo aspetto un po’ spavaldo e sbruffone potrà far storcere il naso a quelli che amano l’understatement. Come dà talvolta fastidio quella sua mania di piangersi addosso esageratamente quando le cose appena non vanno come lui vorrebbe. Un’abitudine esagerata a vedere tutto nero e immaginare complotti contro di lui ovunque. Ma quando Lewis Hamilton guida come sa fare lui, bisogna lasciarlo stare. E limitarsi ad ammirarlo, rispettarlo e applaudirlo. Per questo trovo non cattive ma decisamente sbagliate e fuori luogo, certe critiche uscite a caldo contro di lui sui social subito dopo la sua vittoria in Germania.

In sintesi, il riassunto delle critiche nei suoi confronti è il seguente:

1) Hamilton ha vinto solo grazie a una botta di culo.

2) Hamilton ha vinto perché è venuto a piovere, mentre fino a quel momento la sua gara era stata anonima.

3) Non c’è stata una vera rimonta degna di questo nome: Hamilton ha recuperato posizioni soltanto grazie al Drs.

Ora, capisco il livore dei fan verso il nemico della Ferrari proprio nel giorno in cui Lewis ha approfittato doppiamente dell’errore di Vettel: non solo ha incassato 25 punti, ma ne ha persi altrettanti Seb. Un doppio smacco che pesa molti ai fini della classifica iridata. Però le corse andrebbero guardate e analizzate con un po’ di obiettività, togliendosi di dosso i panni del tifoso a oltranza che distorcono la realtà. Con tutto il dispiacere per l’errore di Vettel proprio nel giorno in cui una vittoria Ferrari avrebbe assunto un doppio significato (sportivo e umano pensando a Marchionne), non si può onestamente svilire la corsa di Hamilton. Che ad Hockenheim ha compiuto un’impresa formidabile. Non è vero che lui ha vinto solo grazie alla pioggia e allo sbaglio di Vettel; il suo successo se l’è costruito nel primo stint di gara, quello che alcuni hanno giudicato “anonimo”. Quanto ha ridotto il gap dalla testa della corsa mettendosi nella condizione ideale per sfruttare un eventuale imprevisto. Che puntualmente è arrivato.

Facile, dirà qualcuno, rimontare con una Mercedes. Ma qui per rimonta non si intende il superare avversari e passare da 14° a settimi o sesti; quello sì che è facile farlo con una W09 contro Force India, Renault, McLaren, Sauber, Toro Rosso. Per “rimonta” intendo invece aver ridotto il distacco dai primi, che guidano una Ferrari o una Mercedes come lui e che viaggiano in aria pulita potendo impostare passo e strategia ideale. Mentre Hamilton doveva barcamenarsi nel traffico e cercare di non surriscaldare gomme e motore in aria “sporca”.

Guardate i cronologici: dopo 10 giri Hamilton aveva già 28” di ritardo da Vettel che poteva contare su pista libera e gomme US in piena efficienza. Un pit stop e mezzo di ritardo. Per molti sarebbe stata corsa compromessa e addio. Invece Lewis ha tenuto duro e avendo conservato una buona efficienza delle mescole soft, ha potuto cominciare da quel punto in poi a rosicchiare tempo a Vettel mettendo le basi per il suo recupero. Il gap fra Lewis e Seb ha cominciato a calare da quel momento: da 28” è diventato 25” al 16° giro, poi 22” fino a toccare appena 16” al 25° passaggio, quando Vettel ha fatto il suo pit stop. La bravura di Lewis è stata di girare su un passo costante, molto veloce per le gomme soft che aveva, fra 1’17” alto e 1’18” basso, senza però rovinarle. Così ha potuto tirare lungo fino al 42° giro, due terzi di gara, per mettersi nelle condizioni ideali per montare le ultrasoft e sfruttarle a ritmo da qualifica per lo stint finale. Pensate che mentre Hamilton girava in 1’17”8 con gomme fruste al 33° giro, Vettel con gomme soft uguali ma assai più fresche (vecchie di soli 8 giri) non andava oltre 1’18”3/1’18”4.

Questa analisi smonta l’obiezione che sosteneva che Lewis avesse compiuto una gara anonima fino all’acquazzone. Se Hamilton non avesse guidato così forte per 42 giri gestendo in modo perfetto le gomme soft - che agli altri piloti sono durate di meno - non si sarebbe messo nelle condizioni di vincere la gara. La vera dote di un pilota bravo non è infatti quella di inanellare due o tre giri iperveloci, ma di sapere “andare incontro alla corsa”. Che significa proprio quello che ha fatto lui: trovare il giusto ritmo per ridurre progressivamente i distacchi e farsi trovare nella posizione ideale per riaprire la gara in caso di imprevisti. In genere Hamilton non è bravo a fare queste cose: deve essere guidato e consigliato con attenzione dal muretto. Stavolta ha fatto di testa sua - come quando ha deciso all’ultimo istante di non entrare in pit lane - ed ha agito benissimo.

Il suo capolavoro poi sono stati i giri finali con le gomme ultrasoft a pista asciutta oppure umida. Lì la sua progressione è stata fantastica: dopo il pit stop al 42° giro era a sceso a -23” da Vettel. Dopo 3 giri era a -19”, 6 giri più tardi a -14” e due giri dopo, al momento dell’incidente di Vettel, era a -12”. Undici secondi recuperati in otto giri. Una media di 1”3 al giro. È stato quel suo ritmo velocissimo sul bagnato che ha indotto Vettel a rischiare un po’ di più ed a commettere il famoso errore al Motodrom.

Ma se non fosse piovuto come sarebbe finita? Abbiamo un solo giro asciutto per tentare un’analisi precisa: quel 43° in cui Lewis aveva appena montato le US e Vettel era in pista con le gialle da 17 giri. In quel passaggio Hamilton ha “mangiato” a Vettel quasi 7 decimi: 1’17”6 contro 1’18”3. In prospettiva Lewis di quel passo gli avrebbe guadagnato da lì a fine gara 17 secondi su Seb. Non abbastanza per raggiungere la Ferrari visto che il distacco era di 23”. Ma come si sa, il grip delle gomme man mano che i giri passano, cala. E Hamilton, con le viola, era avvantaggiato rispetto a Vettel che si sarebbe trovato nel finale con gomme con ben 40 giri sulle spalle che l’avrebbero forse portato a rallentare eccessivamente.

Comunque Hamilton di quel passo si sarebbe “mangiato” facilmente sia Raikkonen che Bottas, molto più vicini a lui e con gomme soft ancor più degradate di quelle di Vettel. Sarebbe stato in ogni caso un facile 2° posto. Altro che colpo di culo grazie alla pioggia. Vittoria o podio, quella di Hamilton è stata comunque una rimonta da antologia (a parte quel taglio di pit lane ma qui è un altro discorso) per la perfezione con cui è stata condotta. Da qui a bollarla come “fortunosa” o poco brillante, ce ne passa. Prima di giudicare i piloti, bisognerebbe saper leggere e analizzare le gare.