L'analisi condotta dalla Pirelli su quel che è rimasto del pneumatico posteriore destro esploso al 26mo giro del Gran Premio d'Austria sulla Ferrari di Vettel è giunta a conclusione. Il fornitore di gomme ha diramato una nota con la quale spiega di poter escludere qualsiasi cedimento strutturale e che l'esito dell'indagine è stato condiviso con la Ferrari. 

«Le poche parti residue del pneumatico, e un confronto approfondito con altre coperture utilizzate in gara, non evidenziano alcun segno di fatica sulla gomma posteriore destra né cedimenti di alcun genere», si legge nella comunicazione Pirelli. Quale la causa, quindi? Lo stesso fornitore utilizza il condizionale nell'ipotizzare il passaggio su un detrito, dopo tre giorni di analisi approfondite sui frammenti di gomma raccolti. 

A caldo, domenica, tra le cause della rottura si immaginava potesse esserci l'elevato numero di giri percorsi da Vettel con il set di gomme supersoft esploso, i 26 passaggi in gara ai quali sommare quelli in qualifica, in Q2. Uno pneumatico dal battistrada prossimo, quindi, a fine vita. Vettel nelle interviste dopo il ritiro ha tenuto a sottolineare l'aspetto del mancato calo di prestazione, dettaglio che ha portato a ritenere che la gomma potesse durare ancora. 

L'obiettivo del muretto Ferrari era quello di andare più lunghi possibile con il primo stint, passare alle gomme morbide con la sosta e chiudere la gara con una sola fermata. Scenario che aveva ricevuto una spinta osservando anche lo stint iniziale effettuato da Hamilton con le gomme ultrasoft, il doppio dei giri percorsi rispetto alle previsioni Pirelli della vigilia, grazie anzitutto a temperature dell'asfalto molto inferiori domenica.  Ma l'azzardo strategico non ha pagato.