Silverstone. A Silverstone la Lamborghini ha centrato la terza vittoria consecutiva nella Blancpain Gt Series, la seconda di quest'anno per l'equipaggio composto da Andrea Caldarelli, Mirko Bortolotti e Christian Engelhart, con gli ultimi due reduci dal successo messo a segno la scorsa settimana nella Sprint Cup a Brands Hatch, sempre in Inghilterra.

Una vittoria che ha consentito all'equipaggio del Grasser Racing Team di consolidare la propria leadership nella classifica della Endurance Cup, con Bortolotti ed Engelhart primi anche nella assoluta. Dietro le Mercedes, che doppo avere dominato nel weekend d'apertura di Misano a inizio aprile, si sono dovute arrendere anche in questa occasione alla vettura della Casa di Sant'Agata Bolognese, con le Amg-Gt3 di Jimmy Eriksson, Maxi Buhk e Franck Perera seconda e quella di Raffaele Marciello, Edoardo Mortara e Michael Meadows subito dietro. Un finale che ha visto i primi tre racchiusi in soli 3"072.

Secondo tempo in qualifica, poi un'ottima partenza che lo ha visto prendere il comando davanti alla Mercedes di Felix Serralles che Daniel Juncadella aveva piazzato in pole e a quella di Perera. Ha iniziato con il giusto ritmo Bortolotti, subito davanti a tutti. Bene anche Alessandro Pierguidi, che nelle fasi iniziali ha guadagnato due posizioni risalendo quarto con la prima delle Ferrari 488, quella della Af Corse che il pilota piemontese aveva portato in terza fila. Due posizioni perse, viceversa per l'altra Ferrari della Smp Racing guidata da Victor Shaytar, quarta al termine delle sessioni cronometrate con Davide Rigon.

Dopo 25' il primo intervento della safety car, in seguito all'uscita della McLaren di Alexander West, rimasta piantata in un punto pericoloso. Un fuori programma che ha cancellato gli oltre cinque secondi di vantaggio che Bortolotti aveva preso nei confronti di Serralles. Quando la situazione è tornata alla normalità, l'italiano ha ripreso con lo stesso passo di prima, lasciando dietro le due Mercedes in lotta tra loro, subito tallonate dalla Ferrari di Pierguidi. Quest'ultimo dopo 40' ha passato Perera, guadagnando la terza posizione. Poi è arrivata la penalizzazione di uno stop and go inflitta a Serralles per non avere rispettato la normale procedura nella partenza lanciata. Ciò ha di fatto proiettato Pierguidi al secondo posto, con Perera a questo punto terzo.

Poco prima dello scadere della prima ora, l'uscita dell'altra McLaren di Jonny Kane, in seguito a un contatto con una Mercedes del Team Zakspeed, ha causato il regime di "full course yellow" e poi una nuova safety car. In questo frangente, Caldarelli ha rilevato al volante Bortolotti. Dopo quasi 20', al restart la Mercedes di Michael Meadows si è ritrovata al comando, con la Lamborghini di Caldarelli e la Ferrari di Pasin Lathouras (ereditata da Pierguidi) tutte raccolte in meno di un secondo. Poi un doppiato ha rallentato vistosamente l'italiano, permettendo viceversa a Meadows di guadagnare oltre un secondo. Il pilota inglese della Akka Asp è stato tuttavia riagganciato da Caldarelli, a sua volta tallonato dalla seconda Mercedes di Jimmy Eirksson, mentre Lathouras è scivolato sesto dietro alla Bentley di Andy Soucek (quarto) e alla Ferrari di Miguel Molina.

Una vera gara "sprint" quella che ha visto protagonisti i primi tre, con Caldarelli che sul finire del suo stint è stato passato proprio da Eriksson retrocedendo terzo, ma sempre incollato alle due Mercedes. Al termine della seconda ora la Bentley di Oliver Jarvis è stata coinvolta in un contatto con la Ferrari di Giancarlo Fisichella, in quel momento decimo; una manovra che è costata all'italiano un drive through. Emozionante l'ultimo cambio, con tutte e tre le vetture di testa contemporaneamente ai box. In questo frangente la Lamborghini su cui è salito al volante Engelhart è ritornata in testa, con la Mercedes di Marciello seconda, subito dietro e quella di Maxi Buhk.

Da quel momento per loro è iniziata una vera volata finale. A poco meno di mezzora dall'arrivo, il tedesco è subentrato secondo, approfittando anche di un doppiato. Marciello viceversa, si è dovuto guardare anche da Rigon, quarto, portatosi a una manciata di decimi. Gli ultimi giri hanno visto Engelhart resistere stoicamente a Buhk, sopravvivendo anche ai numerosi doppiati.