IMOLA - “Certo che è proprio esagerata”. E’ il commento più ricorrente della processione di fedeli del motorsport in estatica ammirazione della Huracàn Super Trofeo Evo. Esagerata, com’è giusto che sia una Lamborghini. D’altronde il sanguigno Ferruccio voleva che le sue macchine facessero girare la testa ai passanti, mica vincere concorsi di sobrietà.  

Liberata dalla cattività della fabbrica e portata nel suo habitat naturale, la pista, la Evo sembra ancora più animalesca. Con la grande pinna longitudinale ispirata alle Lmp1 e il colore grigio Titan della carrozzeria a esaltare una silhouette da squalo. In fatto di performance è la massima espressione di ciò che un essere umano possa ottenere dal marchio bolognese in cambio di denaro. Oltre c’è la GT3 ma è un altra questione.

La Evo è il giocattolo definitivo per gentleman driver, 235 mila euro più tasse per correre in uno dei quattro (super) trofei continentali Lambo nel 2018. Un pregevole esercizio di stile e ingegneria per dimostrare che le prestazioni non sono solo frutto della potenza. Ma anche dell’efficienza aerodinamica: la pinna garantisce maggiore stabilità nelle curve veloci, l’airscoop incrementa la coppia del 3% alla massima velocità, le prese d’aria maggiorate anteriori incrementano il grip aerodinamico, mentre le pinne laterali poste sui brancardi migliorano il raffreddamento dei radiatori d’olio. Insomma non è un semplice body kit, bensì il frutto di un lavoro durato un anno per offrire ai clienti “una macchina meno nervosa e più stabile”, come ha dichiarato l’Ing. Maurizio Reggiani durante la presentazione dinamica. “Il principale obiettivo – aggiunge il capo della Squadra Corse, Giorgio Sanna - era offrire ai gentleman driver una macchina più facile da gestire in curva. I nostri clienti amano correre nei circuiti di Formula 1 e ora possono apprezzare maggiormente la macchina nelle curve veloci”.

Perché ovviamente uno che può permettersi il privilegio di correre a Spa, nutre anche l’ambizione di prendere l’Eau Rouge in pieno come Raikkonen. O perlomeno provarci. “L’intenzione non era di avere una Super Trofeo più veloce di una GT3 – prosegue Sanna -. Ma dare ai gentleman driver la possibilità di essere più competitivi”.

Anche perché, e in Lamborghini con apprezzabile trasparenza non ne fanno mistero, il business delle corse clienti è fiorente. “La Squadra Corse – sottolinea Reggiani - ha un suo budget e deve generare profitti come sta facendo, non perdere denaro”. E le vetture vendute ai privati contribuiscono sensibilmente, in termini economici, a costruire i successi che il marchio sta iniziando a raccogliere. Quattro titoli nella stagione appena conclusa, tra cui il Blancpain. Vittorie che a loro volta formeranno il trampolino per balzare verso nuovi traguardi. Ovviamente non si parla di Formula 1, tuttavia è lecito sognare Lambo a Le Mans, dopo l’invasione della 24 Ore di Daytona con otto Huracàn in griglia durante la scorsa edizione. Sebbene Reggiani sulla questione tiri il freno a mano: “prima di affrontare nuove sfide dobbiamo avere solide basi”. 

“C’è ancora molta strada da fare – aggiunge Sanna -, ancora non abbiamo vinto nessuna grande classica. Che è ciò che qualunque grande costruttore vuole ottenere, noi per primi. I prossimi step saranno provare a ripeterci, magari a migliorarci, vincendo qualche grande classica”. La prossima in calendario è Daytona, dove Lamborghini si presenterà in forze come le scorso anno. Poi c’è un conto in sospeso con la 24 Ore di Spa. Ma per vedere il Toro scatenarsi a Le Mans sarà necessario pazientare un po’.