IMOLA - Quasi eroe dei due mondi. Nonostante la delusione nel Super GT giapponese, dove ha cercato il titolo fino all’ultimo round, Andrea Caldarelli sorride sotto il sole di Imola. E ha ottimi motivi per farlo: è giovane, ha talento, testa e quest’anno ha vinto il suo primo titolo importante nelle Blancpain GT Series. Contribuendo a regalare a Lamborghini un risultato storico. 

“Ormai erano tredici anni che cercavo di arrivare a un risultato di questa portata – dice Andrea davanti a un caffè nell’hospitality Lambo durante le World Finals -. Tornare in Europa dopo sette anni in Giappone e vincere il titolo è stata una grande soddisfazione, ma sapevo di essere cresciuto molto. Conoscevo le mie potenzialità e così come quelle della macchina e del team”. 

Un tuffo dal trampolino alto, pronti via sulla Huracàn GT3 senza test alle spalle. Una prova di maturità: “Rispetto agli altri piloti (Mirko Bortolotti e Christian Engelhart, Ndr) ero in ritardo con la preparazione e le prime due o tre gare sono state stressanti a livello psicologico. Dovevo ambientarmi col team, conoscere il campionato, le regole e le strategie”

Già perché a parte la sigla, Blancpain e Super GT hanno ben poco da spartire: “La GT500 è un prototipo a tutti gli effetti e a livello di tempi sul giro va circa 10 secondi più veloce di una GT3. E le tempistiche più lente ti mettono in difficoltà perché devi riabituare i riflessi. È più semplice fare il contrario. Inoltre gestire due campionati è stato molto difficile perché siamo arrivati alle ultime due gare giocandoci il titolo in entrambe le serie: è stata dura tenere lo stress sotto controllo e per questo sono ancora più soddisfatto”. 

Per quanto riguarda la vettura, Andrea promuove il lavoro fatto da Giorgio Sanna e il suo staff: “Mi sono trovato bene fin da subito e anche se è stato difficile capire le gomme la macchina è stata costante tutto l’anno. Inoltro il motore aspirato aiuta a capire subito il comportamento della vettura: l’accelerazione è diretta, l’erogazione del V10 è regolare, lineare e progressiva. È una macchina difficile da portare al limite ma il feeling è immediato”. 

L’apice della stagione è stata la 24 Ore di Spa, iniziata molto bene e terminata con un frustrante ma promettente ritiro in ottica 2018. “È stato molto emozionante a partire dalla street parade. Rispetto alla 24 Ore di Daytona (Andrea correrà anche l'edizione 218, Ndr) l’atmosfera è diversa, respiri la passione della gente. La gara è molto difficile perché è una maratona sprint, devi attaccare e spingere per tutto il tempo, con l’ostacolo dei doppiati, una variabile imprevedibile”.

Poi c’è il gioco di squadra. Dove serve sincronia, affiatamento ma soprattutto rispetto: “Bisogna avere un buon rapporto con i compagni, per capire ad esempio chi è più stanco e chi invece è in grado di dare il meglio in un determinato momento”. Mettendo in conto di essere costretti al ritiro anche per un errore altrui: “Nella nostra categoria devi mettere in conto che un giorno il tuo compagno può commettere un errore ma la volta dopo può succedere a te. Prima di tutto devono esserci stima e fiducia”.

Nonostante i 27 anni Andrea dimostra una maturità, si potrebbe osare una saggezza, non comune. Merito anche dell’esperienza come team manager del team FFF Racing:Credo che il pilota non sia più solo una persona che guida. Deve essere anche manager capace di gestire giornalisti sponsor, clienti, partner. Devi essere in grado di gestire varie cose e l’esperienza col team mi sta facendo crescere molto come persona. E sicuramente potrebbe essere uno sbocco quando attaccherò i guanti al chiodo”.

Prima di salutarci arriva il padre Vitaliano, ex pilota turismo con Alfa. Capace di accendere nel figlio il sacro fuoco senza bruciarlo. “Iniziare coi go-kart è stato spontaneo – ricorda Andrea – ma fare lo step successivo è stato merito di papà. A 13 anni avevo smesso coi kart a dopo un’esperienza non bellissima, tuttavia vedendo lui in pista mi è venuta voglia di correre con le Gt”. 

Una vita in pista non è fatta però solo di podi, velocità e gloria. Sicuramente è stata un’adolescenza particolare: a 16 anni avevo già un contratto importante e non pensi certo ad andare in discoteca. Ci pensi dopo dieci anni magari, ma io credo nel destino e non ho rimpianti”. 

Dopo il passato uno sguardo al futuro: Vorrei riconfermarmi campione Blancpain ed essere ancora più presente nella famiglia Lamborghini. Per quanto riguarda il Super GT ci sto ancora pensando: ho già una proposta, però adesso ho bisogno di qualche settimana per sedermi e capire dove andrà la mia carriera. È una bellissima posizione dove trovarsi: ho il privilegio di essere padrone del mio futuro”.