Più rapido un prototipo LMP1 del WEC o una monoposto di Formula 1? L'interrogativo, con l'aiuto dei test effettuati a Monza, trovava un anno fa un'inequivocabile risposta. Dodici mesi più tardi, Porsche offre una diversa prospettiva. Gira a Spa-Francorchamps con Neel Jani al volante della 919 Evo – che poco condivide con il progetto omologato per correre nell'Endurance 2017 – e rifila quasi 8 decimi al tempo della pole marcato da Lewis Hamilton nel Gran Premio del Belgio. Il crono di Jani è di 1'41”770, 0”783 più rapido dell'1'42”553 della Mercedes W08 EQ Power+.

C'è un però. Forse più d'uno. Porsche 919 Evo è un laboratorio per mettere in vetrina il potenziale velocistico ideale del prototipo sviluppato dalla casa di Stoccarda, libero dalle briglie regolamentari imposte per livellare progetti filosoficamente diversi tra loro nel WEC e consentire un confronto equilibrato. Peso, aerodinamica, recupero energetico da parte dei motori elettrici, consumi. Tutto riscritto per centrare una prestazione ideale. «Il record della pista dimostra la prestazione assoluta della più innovativa auto da corsa del suo tempo. L'obiettivo era quello di dimostrare cosa fosse in grado di ottenere Porsche 919 Hybrid una volta sciolte le restrizioni che normalmente sono imposte dai regolamenti», commenta Fritz Enzinger, vice presidente del programma LMP1, dal quale Porsche è uscita a fine 2017.

La 919 Evo anzitutto non sottostà al limite del consumo di carburante, 1,78 kg al giro a Spa Francorchamps. E' come consentire a una monoposto di Formula 1 di correre senza i limiti del flussometro (105 kg/ora di carburante) e poter sfruttare i 15 mila giri/min del motore termico. Propulsore che, su 919 Evo è il turbo benzina V4 da 2 litri, in grado di erogare 720 cavalli dai 500 cavalli della specifica omologata WEC, bypassando il limite al consumo di carburante. Sul versante ibrido, dai 6 Megajoule, valore del recupero energetico al giro ottenuto dall'ERS, la Evo si spinge a 8,49 Megajoule al giro, di gran lunga superiori ai 4 Megajoule che una monoposto di Formula 1 recupera dall'insieme di MGU-K e MGU-H. Se i cavalli termici beneficiano dell'abolizione del limite di consumo, i cavalli elettrici di 919 Evo salgono da 400 a 440.

Non resta esclusa l'aerodinamica, dalla sperimentazione Porsche, con un'ala posteriore più larga, un diffusore anteriore più ampio, deviatori di flusso fissi, minigonne più efficienti, una serie di accorgimenti che offrono un +53% della deportanza rispetto a 919 Hybrid e +66% di efficienza aerodinamica. Si riduce il peso del prototipo, meno 39 kg per un valoredi 849 kg, le gomme Michelin sono di una mescola più prestazionale e l'impianto frenante ricorre a quattro pinze controllate by-wire, con sistema di gestione della coppia frenante a modulare avantreno e retrotreno.

Più veloci sul giro le F1 o i mostri del WEC?

Sommate le migliorie apportate, i quasi 8 decimi di margine ottenuti sulla pole di Hamilton nel 2017, con una monoposto entro i limiti del regolamento, appaiono una barriera facilmente migliorabile dalle Formula 1 2018. La velocità media staccata da Jani nel giro veloce sui 7.004 metri di Spa è stata di 245 km/h, con una punta massima di 359 km/h. «La 919 Evo è brutalmente impressionante, senza dubbio è la macchina più veloce che abbia mai guidato. Il livello di aderenza è su una dimensione del tutto nuova per me, non riuscivo a immaginare un tale livello prima. La velocità alla quale accade tutto, in un giro singolo sulla 919 Evo, è così elevata che la richiesta sui tempi di reazione è molto diversa da quella alla quale ero abituato nel WEC. Non siamo stati solo più veloci della pole di Formula 1 del 2017, il giro è risultato 12 secondi più rapido della nostra pole nel WEC lo scorso anno», ha raccontato il pilota elvetico. Porsche ha girato a Spa per tre giorni, registrando il giro record con una temperatura dell'asfalto di 13° C.