“Ragazzi, siamo noi i campioni in carica. Sono gli altri a doversi preoccupare di noi”. Non avrà lo charme di Al Pacino in "Ogni maledetta domenica" ma Giorgio Sanna sa farsi ascoltare. E i suoi piloti lo rispettano, perché dietro il pizzetto affilato non c’è un manager. C’è prima di tutto uno di loro. Un pilota, un predatore da pista. 

Lamborghini Squadra Corse si è presentata al primo round delle Blancpain GT Series esibendo gli allori della scorsa stagione. E i trofei conquistati nelle recenti campagne oltreoceano. “Siamo orgogliosi delle vittorie alla 24 Ore di Daytona e alla 12 Ore di Sebring – dice Giorgio sotto il sole di Monza -. Siamo l’unico marchio ad averle vinte entrambe nella stessa stagione. Lo scorso anno eravamo soddisfatti dei risultati ma sapevamo che c’era altro da raggiungere. Volevamo vincere una classica e abbiamo fatto anche di meglio vincendo Daytona,  dopo solo tre partecipazioni. Non dimentichiamo che Squadra Corse è nata pochi anni fa da zero”

Non si tratta di un miracolo, di una favola sbocciata tra i campi della Motor Valley. E’ il frutto di duro lavoro, sviluppo, costanza. Di fiducia nei confronti dei giovani allevato nello Young Drivers Program. Il prossimo obiettivo è riconfermarsi, dimostrare che a Sant’Agata non è divampato un fuoco di paglia. 

La domanda che tutti abbiamo in canna per Giorgio è la stessa, banale e insistente. Quando vedremo un Toro sulla griglia di Le Mans? Sanna, paziente, frena senza inchiodare: Stiamo aspettando e valutando le opportunità. Siamo un dipartimento giovane, dobbiamo muoverci passo dopo passo. Ma la GTE  sarà un passo naturale: Le Mans è un sogno per tanti, è parte della visione del nostro futuro. Stiamo valutando i cambiamenti del regolamento, tutti i rischi e le nostre capacità. Siamo solo 40 persone. Facciamo del nostro meglio ma le giornate sono solo di 24 ore. Decideremo a breve se sarà il caso di muoverci in altre categorie come customer racing, non prendiamo in considerazione un team factory”. 

Mentre la prima Super Season del Mondiale Endurance sta per iniziare, Sanna e la Squadra Corse si concentrano sul Blancpain: “La miglior piattaforma GT al mondo. E non dimentichiamo che il livello di pilotaggio del GT3 al momento è allo stesso livello del WEC”. Della serie: se andassimo, o meglio, quando andremo nel WEC non avremo bisogno di fare campagna acquisti. Lambo a trazione italiana ha in squadra gente titolata come Mirko Bortolotti e Andrea Caldarelli. Così come il cacciatore di record Marco Mapelli e Giovanni Venturini

Sanna è orgoglioso delle vittorie ma quando parla del vivaio gli brillano gli occhi: “Lamborghini ha dato loro la possibilità di crescere. La nostra responsabilità in quanto marchio italiano è far crescere giovani piloti italiani”. 

E stranieri. Come Fabian Vettel, fratello d’arte al debutto nel Super Trofeo: “E’ molto giovane ma le sue performance sono impressionanti considerando la sua scarsa esperienza. Dobbiamo dargli l’opportunità di farlo crescere. Sono particolarmente orgoglioso del nostro programma giovani, creato nel 2014. Non è solo una selezione di talenti ma opportunità di dargli strumenti per diventare professionisti. Non tutti possono diventare factory drivers ma a tutti offriamo la possibilità di diventare professionisti migliori, istruttori e test driver. E’ il lato di di cui siamo maggiormente orgogliosi e in cu stiamo investendo di più. Il nostro target è far crescer anche ambasciatori del brand. Avere ragazzi veloci in macchina e professionali fuori: è una questione di stile. Siamo un brand di lusso e dobbiamo creare un Dna Lambo, che sia riconoscibile, sia che vinci sia se perdi”. 
 
Riconoscibile anche dai giovanissimi, ovvio riferimento per mantenere vivo il motorsport. “Uno dei momenti più belli dello scorso anno è stato a Silverstone. Con tanti bambini in fila per farsi autografare dai piloti i poster con la Huracàn: è questo il motivo per cui lavoriamo”.