La Formula 2 per proseguire il cammino verso la Formula 1, senza salti bensì coltivando una crescita progressiva. Mick Schumacher sarà de seguire nel 2019, stagione d’esordio nella serie cadetta, ancora con Prema, sulla carta da ritenere un primo anno di apprendistato come lo è stato nella campagna di Formula 3 europea, conclusa con il successo in campionato. 

Intervistato sull’ultimo numero del magazine della FIA, Mick guarda al 2018 trascorso, ai successi in serie arrivati da Spa-Francorchamps in poi e conferma come la teoria del "una stagione per crescere e una per vincere" abbia trovato dimostrazione pratica nel suo caso: “Per me sembra sia andata esattamente così in Formula 3. Il primo anno è stato decisamente importante e c’è voluto un bel po’ per comprendere appieno ogni cosa. Amo il modo in cui lavori a stretto contatto con il team e il tuo ingegnere per sviluppare la macchina, il tuo approccio e il tuo stile di guida. Ma, se devo essere sincero, mi ci è voluto un po’ per capirlo”.

La Formula 2 porta a un altro livello la sfida. E l’assaggio nei test di Abu Dhabi ha rivelato subito le enormi differenze tecniche con la monoposto di Formula 3. La rapidità con la quale Mick prenderà le misure alla serie sarà un indicatore importante del talento puro, al quale sommare il lato metodico del pilota. “Ho voglia di apprendere ancora, migliorare le mie doti sia di guida che di lavoro con la squadra, non vedo l’ora che inizi la nuova avventura”, dice Mick, che racconta anche un po’ di cosa voglia dire essere il figlio della Leggenda: “Sono contento di essere il figlio del più grande pilota di Formula 1 di tutti i tempi e sono contento che lui lo sia, lo ammiro. Anche se certe volte può essere un po’ difficile. Ci sono gli aspetti positivi e quelli negativi, certo avere il supporto che ho da parte di tante persone in tutto il mondo non può essere una cosa negativa e ringrazio che sia così.

Le corse e il kart sono una cosa normale nella mia famiglia e ho sempre amato andare sui kart con mio padre. Era divertentissimo condividerlo con lui e ricordo che un giorno mi chiese se per me fosse solo un hobby o se volessi farlo a un livello professionale. E gli dissi immediatamente che volevo farlo professionalmente, non ho mai voluto fare altro”.

Che sia destinato ad avere un futuro in Formula 1 è ovvio, dovrà arrivarci da pilota il più completo possibile, da qui la decisione di affrontare con metodo e gradualmente l’ascesa, scegliendo il campionato di Formula 2: “Ognuno deve trovare da sé quello che è meglio. Abbiamo sempre detto che volevamo prendere del tempo perché mi sviluppassi in quanto pilota nel miglior modo possibile e siamo stati bravi a farlo nel modo in cui l’abbiamo fatto”.