Il sorriso ricorda molto quello del papà, ma lui è Mick e non Michael Schumacher. Il paragone lo fanno tutti, è inevitabile ma non bisogna bruciare le tappe. L'unica cosa che conta ora è godersi il primo successo in Formula 2, un traguardo rincorso, sognato e finalmete raggiunto domenica scorsa sul circuito ungherese dell'Hungaroring. Qui Mick Schumi, pilota del Team Prema, ha vinto la sua prima gara e qui è salito sul primo gardino del podio per alzare il suo primo trofeo. Sempre sotto lo sguardo orgoglioso di mamma Corinna.

In Ferrari ci vuole il Grande Bastardo

Solo il tempo e la costanza dirà se il figlio del sette volte campione del mondo di Formula 1 riuscirà ad avere una carriera altrettanto iridata nel motorsport. Dal titolo in Formula 3 lo scorso anno, all'esordio in Ferrari con la F2004 qualche settimana fa, proprio la monoposto con cui 15 anni fa il campione irdidato Schumi Sr. vinse l'ultimo Mondiale di F1: le emozioni proprio non mancano in questi giorni.

Quanto è dura

Lo ha ammesso proprio Mick Schumi ai microfoni di Sky Sport Formula 1 in un'intervista: 

"La Formula 2 ovviamente ha il Drs, molta potenza, diverse gomme con Pirelli più morbide e grandi, il peso sicuramente. 

Poi ci sono quelle parti che la rendono più difficile: non abbiamo il servosterzo quindi per un pilota è fisicamente più dura, dobbiamo lottare con la macchina per essere più veloci e dobbiamo essere quasi al limite in ogni aspetto.

Questo non vuol dire però andare oltre: certe volte è meglio essere al 99% che al 110%, paga di più. Da parte mia ci sono cose a cui ho dovuto abituarmi perché dalla Formula 3 da cui arrivavo bisognava sempre essere oltre al limite per essere veloci. Non avevo così potenza dal posteriore e questo carico aerodinamico.

Per questo in F2 è veramente importante essere vicino al limite ma non oltre. Abbiamo tutta questa potenza da gestire in curva e quindi a volte è meglio essere precisi e portare la macchina nella traiettoria giusta perché paga di più".