E' l'evento nell'evento. Alonso a Indianapolis per provare ad aggiungere un altro tassello verso la Tripla Corona. Ambizioni sportive a parte, quella voglia di tornare protagonista e misurarsi in una sfida tutta nuova, i 100 giri nei test di mercoledì hanno restituito le prime impressioni sulle concrete differenze tra sedersi nel cockpit di una MCL32 e di una Dallara Honda. E' nel miglior team nel quale potesse sperare di correre la Indy 500, parola di Mario Andretti. E Fernando spiega: «Ci siamo scambiati tantissime informazioni nelle ultime tre settimane, in particolare riguardo alle procedure e alla vettura. 

L’aiuto non è stato solo limitato alla giornata di oggi in cui tutti mi hanno supportato. Michael mi ha messo a disposizione tutta l’esperienza di cui può disporre, e anche Marco (Andretti; ndr), che ha testato la vettura all’inizio della mattina, ha fatto modifiche di assetto immaginando a cosa sarei potuto andare incontro».

Prima il simulatore, poi la presa di contatto con la pista. Nando dovrà costruire la "sua" brickyard mattoncino per mattoncino, trovare velocità sempre più, scaricare la monoposto progressivamente e arrivare alle qualifiche con la miglior preparazione possibile. «E’ stato tutto come avevo immaginato. Quello che cambia è la concezione della gara. Prima ero entusiasta di correre, ora sono molto più concentrato sul fronte “lavorativo”. C’è molto da fare per preparare la vettura e l'aspetto tecnico, molto lavoro da fare con gli ingegneri. Il lato “emozionale” è passato in secondo piano».

Il livello di complessità tecnica di una Formula 1 è sconosciuto alla Indycar e Alonso lo sintetizza al meglio nella procedura necessaria per scendere in pista: «Qui è tutto più grezzo, più corsaiolo. E’ tutto più veloce e diverso. Ma alla fine tutti abbiamo iniziato sui go-kart. Probabilmente ti manca un po’ il concetto che hai in Formula 1 di avere sempre ogni cosa sotto controllo, ogni singolo millimetro. Qui è tutto più dipendente dall’input del pilota, nelle varie fasi della curva o del run. 

L'intero pacchetto è più immediato. Ti chiedono se sei pronto in macchina, mettono il carburante, le gomme, accendi e vai. In Formula 1 servono sei minuti per accendere la vettura perché devono controllare e ricontrollare tutto».

F1-IndyCar, le differenze tecniche

Al di là della velocità con la quale attaccare le curve di un ovale, a essere diversa è la sensazione percepita al volante. «In Formula 1, la sensazione che ti dà il volante servoassistito e tutti gli aiuti che abbiamo, fa sentire tutto un po' più semplice. Anche il livello di carico aerodinamico e tutta la sofisticazione tecnica di offre più aderenza e una macchina più prevedibile.

Sapevo che Marco era entrato in pieno in curva 1 e ho pensato di farlo anch’io. Quando ci sono arrivato ero al cento per cento convinto di esserci riuscito, ma il piede non era “flat out”, è come se fosse scollegato dalla testa. L’ho fatto al secondo o al terzo giro. Un’esperienza di pura adrenalina per il pilota».