Sorridente come non lo si vedeva da tempo dopo una qualifica. Quinto più veloce a Indianapolis e con la voglia di scherzare, Fernando Alonso. Un problema al motore ha reso necessaria la sostituzione al mattino sulla Dallara-Honda numero 29, il rischio di saltare la qualifica. «Sono abituato. Sono abituato a cambiare motori prima della qualifica. Non ero nervoso», ha raccontato dopo l'exploit domenicale. Gran lavoro dei meccanici di Andretti Autosport per rimpiazzare l'unità, «era importante un buon run, sicuro, così abbiamo deciso che la cosa più intelligente fosse cambiare il motore», le parole di Rob Edwards, direttore operativo del team.

«Serve un'ora e mezza, due per sostituire il motore. La sfida era dettata dall'approccio alla qualifica dei Fast Nine, nella quale ogni dettaglio fa la differenza. La settimana scorsa l'abbiamo passata a limare ogni aspetto sulla macchina, assicurarci che fosse il più efficiente possibile sul fronte aerodinamico, sigillando ogni fessura. Dovevamo replicare quell'accuratezza nel tempo che mancava dopo il cambio di motore».

Tutto il team di meccanici all'opera e Alonso ha voluto sottolineare l'impegno: «A un certo punto al mattino non sapevamo se saremmo riusciti a fare la qualifica. Il team ha svolto un ottimo lavoro cambiando il motore in tempo record, i ragazzi di tutte le sei macchine hanno lavorato insieme sulla mia, è stato grandioso. Mi sento bene, alla grande».

Riguardando la storia, le esperienze di altri formulisti in Indycar, la qualifica di Fernando è già una vittoria. L'obiettivo resta quello di impressionare domenica prossima, nell'attesa, le sensazioni di quattro giri condizionati dal problema all'overboost: «La macchina era al limite. Ho avuto un problema con l'overboost al secondo giro sull'ultima curva ed è stato come frenare. Ho scalato una marcia e riguadagnato velocità. Credevo che il giro fosse sulle 225 miglia o qualcosa del genere e ho pensato "Questa qualifica è andata"... Ho continuato a girare, mettere insieme i giri e sono rimasto piacevolmente sorpreso del tempo complessivo, la macchina è andata meglio rispetto a ieri, molto molto competitiva. La priorità era anzitutto sulla giornata di ieri (la qualifica del sabato; ndr), assicurarsi un posto tra i primi 9, poi la posizione è importante se sei in pole, il resto meno».

Fuori dalla pista c'è tutto un altro modo di vivere le corse, tra pubblico statunitense ed europeo. Possibilità di "travasi" tra Indycar e Formula 1 pochi, secondo Fernando. «Questa è la gara più grande al mondo e si percepisce sin dall'inizio, ma con il week end e la velocità che cresce sempre più senti maggiormente il clima, con i tifosi che arrivano per le qualifiche. E' un evento speciale. Il modo in cui l'intero evento è strutturato, non sarebbe possibile inserie in Europa un evento lungo 2 settimane. Qui il contatto con i tifosi è bello, divertente, credo che se provassimo a farlo in Formula 1, con tutta la complessità delle monoposto, il lavoro necessario per apportare piccole differenze sulla macchina, non funzionerebbe mai. E il format che abbiamo in F1 probabilmente non funzionerebbe qui, è troppo corto e complesso da comprendere, probabilmente ai tifosi là fuori non interessa cosa c'è sotto il cofano. Ciascun format funziona nei rispettivi ambienti».