Takuma Sato ha centrato il successo della vita: è il primo giapponese a vincere la Indy 500, in un’edizione memorabile, tra le più dure che si ricordino nella storia. Dura per i piloti, con tanti contatti ed incidenti, ma ancor più dura per vetture e motori, in particolare gli Honda. E a prevalere è stato ancora il team Andretti Autosport, alla terza affermazione in quattro anni, a dimostrazione di una supremazia costruita sul campo. 

Sato ha approfittato al meglio della maggior cavalleria dei motori nipponici, ed è anche stato in grado, nonostante un problema di fissaggio di una ruota in occasione di un pit-stop, di recuperare fino alle prime posizioni. Poi, ha resistito ad uno dei campioni storici dello Speedway, Helio Castroneves, ripassandolo dopo aver subito un beffardo sorpasso all’esterno. Ad aiutarlo, nel bene e nel male, anche i KO tecnici di Ryan Hunter-Reay e di Fernando Alonso, che hanno messo rispettivamente fuori gioco il favorito numero uno della vigilia e uno dei più stupefacenti outsider che si ricordino in tempi recenti, costretto al ritiro a 20 giri dalla fine a causa di un problema al motore. Finalmente, un riconoscimento dopo aver avuto meno di quanto meritato sia nella massima formula, sia nella stessa IndyCar negli anni di permanenza al team Foyt.

 

E alla fine, nonostante tutto, la Honda l’ha avuta vinta sui grandi numeri: uno dei motori che ha resistito, è stato quello che alla fine ha conquistato il successo. Per Castroneves, in quello che potrebbe essere il suo ultimo anno a ruote scoperte prima di passare oltre, si è trattato di una prova eccezionale. Con una vettura danneggiata nell’incidente tra Jay Howard e Scott Dixon, un motore inferiore, una penalità per partenza anticipata, non c’era davvero altro che il brasiliano potesse fare per centrare la quarta affermazione a Indianapolis. Chissà che non ci sia una prossima opportunità per lui: con una forma del genere sarebbe un peccato vederlo rinunciare al grande sogno.

La superiorità dei motori Honda in termini prestazionali si è vista nel terzo posto di Ed Jones e nel quarto di Max Chilton, che una volta trovatisi davanti, grazie ad una strategia alternativa, hanno potuto spingere al meglio le loro vetture senza grosse preoccupazioni di traffico a parte Castroneves. Suona un po’ come una sconfitta il quinto posto di Tony Kanaan. Al via con una configurazione aerodinamica dal carico particolarmente ridotto, in particolare se confrontato con quello scelto dal team Andretti, il brasiliano sperava che la pista si gommasse a sufficienza ma è stato tradito forse da un eccesso di prudenza.

La 500 Miglia 2017 come detto non ha fatto sconti a nessuno. Né al campione in arrivo dalla Formula 1, né al veterano al via con un team tutto in famiglia. Buddy Lazier è finito pesantemente a muro al giro 118, venendo poi trasportato in ospedale per dolori al torace, mentre c’è stato tempo anche per un “big one” in stile Nascar che ha messo KO cinque vetture. A 13 passaggi dalla conclusione, Oriol Servia ha tentato un’entrata millimetrica su James Davison, fino a quel momento ottimo come rimpiazzo di Sebastien Bourdais, toccando il rivale in una carambola che ha coinvolto anche Will Power, Josef Newgarden e James Hinchcliffe. Globalmente, incidente finale a parte, il Team Penske ha pagato dazio come nelle prove, e solo l’ispirazione di Castroneves ha salvato l’onore della baracca. Il sesto posto di Juan Pablo Montoya è stato lo specchio di una squadra che questo mese non ha trovato la chimica giusta con lo Speedway finendo sotto sia in termini di cavalli, sia quanto a set-up.

Poco altro sotto i riflettori in una giornata che ha scampato l’acqua prevista dal meteo mattutino e si è conclusa in modo spettacolare, regalando una grande rivincita in mezzo a qualche delusione cocente come da sempre la storia di Indy insegna.

Indy 500: classifica finale

1 - Takuma Sato (Dallara DW12-Honda) – Andretti - 200 giri
2 - Helio Castroneves (Dallara DW12-Chevy) – Penske - 0"2011
3 - Ed Jones (Dallara DW12-Honda) – Coyne - 0"5278
4 - Max Chilton (Dallara DW12-Honda) – Ganassi - 1"1365
5 - Tony Kanaan (Dallara DW12-Honda) – Ganassi - 1"6472
6 - Juan Pablo Montoya (Dallara DW12-Chevy) – Penske - 1"7154
7 - Alexander Rossi (Dallara DW12-Honda) – Andretti - 2"4222
8 - Marco Andretti (Dallara DW12-Honda) – Andretti - 2"541
9 - Gabby Chaves (Dallara DW12-Chevy) – Harding - 3"8311
10 - Carlos Munoz (Dallara DW12-Chevy) – Foyt - 4"5319
11 - Ed Carpenter (Dallara DW12-Chevy) – ECR - 4"6228
12 - Graham Rahal (Dallara DW12-Honda) – RLL - 5"031
13 - Mikhail Aleshin (Dallara DW12-Honda) – SPM - 5"6993
14 - Simon Pagenaud (Dallara DW12-Chevy) – Penske - 6"0513
15 - Sebastian Saavedra (Dallara DW12-Chevy) – Juncos - 12"6668
16 - JR Hildebrand (Dallara DW12-Chevy) – ECR - 33"2191
17 - Pippa Mann (Dallara DW12-Honda) – Coyne - 1 giri
18 - Spencer Pigot (Dallara DW12-Chevy) – ECR - 6 giri
19 - Josef Newgarden (Dallara DW12-Chevy) – Penske - 14 giri
20 - James Davison (Dallara DW12-Honda) – Coyne - 17 giri
21 - Oriol Servia (Dallara DW12-Honda) – RLL - 17 giri
22 - James Hinchcliffe (Dallara DW12-Honda) – SPM - 12 giri
23 - Will Power (Dallara DW12-Chevy) – Penske - 12 giri
24 - Fernando Alonso (Dallara DW12-Honda) – Andretti - 21 giri
25 - Charlie Kimball (Dallara DW12-Honda) – Ganassi - 34 giri
26 - Zach Veach (Dallara DW12-Chevy) – Foyt - 45 giri
27 - Ryan Hunter-Reay (Dallara DW12-Honda) – Andretti - 64 giri
28 - Sage Karam (Dallara DW12-Chevy) – DRR - 75 giri
29 - Buddy Lazier (Dallara DW12-Chevy) - Lazier - 82 giri
30 - Conor Daly (Dallara DW12-Chevy) – Foyt - 135 giri
31 - Jack Harvey (Dallara DW12-Honda) – Andretti - 135 giri
32 - Scott Dixon (Dallara DW12-Honda) – Ganassi - 148 giri
33 - Jay Howard (Dallara DW12-Honda) – SPM - 155 giri