C'era la sfida personale, il desiderio di tornare protagonista e non remare per miseri punti in Formula 1, nella migliore delle ipotesi. La Campagna di Indianapolis vissuta da Fernando Alonso è stato un successo. Manca il risultato finale, quello per il quale ha lavorato nelle ultime settimane, resta la conferma di un grandissimo del motorsport, che ha saputo calarsi in una sfida completamente diversa ed essere all'altezza di chi, sugli ovali, ha ben altre miglia all'attivo. Sfuma il sogno di trovarsi in bagarre per la vittoria a 21 giri dalla conclusione, dopo aver assaporato l'ebbrezza di guidare la Indy 500 e sperato di giocarsela nel finale.

E' un arrivederci, quello che dà a Indianapolis: «Ovviamente, se tornerò perlomeno conoscerò già tutto. Non sarà la prima volta con le ripartenze, i pit-stop e tutte queste cose, perciò sarà un adattamento più semplice. Vedremo cosa accadrà nei prossimi anni, devo continuare a inseguire questa sfida, perché l'obiettivo di vincere la Indy 500 non è stato completato»

Accettare la rincorsa alla Tripla Corona serviva per ritrovare soddisfazioni e sfide consone al curriculum di un pilota da annoverare tra i più forti del suo tempo, mortificato in Formula 1 dall'assenza delle condizioni tecniche di base per potersi esprimere sui livelli che meriterebbe. Riparte da Indianapolis con una certezza, indiretta, che traspare dalle parole di Fernando: «Sapevo di essere veloce quanto gli altri su una monoposto di Formula 1, non sapevo se lo sarei stato su una IndyCar. E' bello avere questa sensazione di competitività, essere stato al comando della Indy 500. Quando passavo e davo un occhio alla torre, vedevo il numero 29 in cima e in quel momento pensavo se Zak o qualcuno del team stesse facendo una foto, perché la vorrei a casa!».

Indy 500, storica vittoria di Sato

Resta un "non finito", la 500 Miglia di Indianapolis da inseguire in futuro, e resta la partecipazione a qualcosa di completamente diverso dal concetto di motorsport e di evento al quale era abituato in Formula 1: «L'intera giornata è stata una piacevole esperienza sin dall'inizio, dalla presentazione, poi anche la gara è andata bene, come la prestazione. Siamo stati in testa per alcuni giri e alla bandiera rossa, è stata una bella sorpresa arrivare qui con questi nomi importanti, i migliori delle gare su ovale e riuscire a essere competitivo.

Grazie alla Indycar, è stata un'esperienza splendida, grazie a Indianapolis e ai tifosi. Mi sono sentito a casa. Non sono americano ma sono stato fiero di correre qui». In conferenza stampa, infine, simpatico siparietto con Fernando che si è comunque bevuto il suo brick di latte: non sarà la bottiglia riservata al vincitore, ma l'esperienza vissuta andava in qualche modo celebrata.