C'è ovale e ovale. E ci sono freni e freni. Brembo porta a scoprire il mondo Nascar visto dalla prospettiva di dischi, pinze e pastiglie, per sfatare alcuni miti che accompagnano la serie americana, il più delle volte richiamata a esempio di appiattimento tecnico. Impossibile qualsiasi confronto non solo tra Formula 1 e Nascar, dal profilo degli impianti frenanti, ma anche con il mondo GT. Condizioni tecniche di partenza uniche per le Chevrolet, Toyota e Ford del campionato stock car, a cominciare dalla massa in gioco, i 1.540 kg sui 5 metri e 30 di lunghezza rappresentano un primo, sufficiente, dato che ne racconta l'unicità.

Non di rado, tra le soluzioni invocate in Formula 1, si è proposto il ritorno a dischi freno in ghisa. Spazi di frenata più lunghi, maggiori possibilità di differenziazione tra piloti e opportunità di sorpasso, diversamente dalle staccate compresse in pochissimi metri, merito di impianti con dischi in carbonio e dell'enorme contributo dell'aerodinamica nell'accorciamento degli spazi di frenata.

Ghisa utilizzata in Nascar, dove Brembo propone due diverse tipologie di pinza freno, a sei o a quattro pistoncini, rispettivamente destinate agli ovali Short Track e ai Super Speedway. Le differenze di peso sono nell'ordine dei 500 grammi per pinza, sulle anteriori: 2,8 kg le pinze da Short Track, 2,3 quelle da Super Speedway, sui quali i freni servono esclusivamente per rallentare al pit e nelle fasi di bandiere gialle. Discorso diverso sui dischi, si contano differenze più ampie, per gli spessori in gioco. Se, infatti, il diametro da 328 millimetri è comune tra dischi in ghisa per gli Short Track e i dischi destinati ai Super Speedway, cambia lo spessore: 42 millimetri contro 28 e un peso che dai 10,5 kg si riduce a 4,9 kg.

Non solo ovali è la Nascar, che fa tappa anche su tracciati come Sonoma e Watkins Glen, sui quali l'impegno dei freni è nettamente superiore. Fino al 30% della gara trascorso in staccata, più di 20 secondi al giro col pedale sul freno, dai dati diffusi da Brembo.

I catini, poi, arrivano a impegnare pinze e dischi quando si tratta dei corti da 800 metri o 1.600, come Martinsville, sul quale il freno è utilizzato per 6-7” sulle curve, funzionale a gestire inserimento e percorrenza. Altra prospettiva sui Super Speedway lunghi, dove l'azionamento è relegato al rallentamento per l'ingresso ai box o nelle fasi di neutralizzazione della corsa.

Differenze di ovale che si traducono in differenze di pinze utilizzate, così come va personalizzato il raffreddamento e l'attacco del pedale in funzione dei gusti del pilota, tra chi predilige stili di guida con un attacco della frenata più deciso, in “stile Formula”, e chi, invece, una progressività inversa.