E' mancato il risultato sportivo sperato, quando sembrava realmente concretizzabile il pronostico della vigilia di Zak Brown: United Autosports tra i primi cinque alla 24 Ore di Daytona. L'equipaggio della Ligier numero 23 era quello con i riflettori puntati addosso, tra le due LMP2 del team. Una foratura, noie ai freni e all'acceleratore, però, relegano Fernando Alonso, Lando Norris e Phil Hanson solo al 38° posto assoluto, dopo aver respirato aria di podio, condotto la corsa e trovato una competitività inattesa dalla P217. 

«Ho ricevuto sensazioni positive dalla gara e dall'intero evento, mi sono divertito parecchio. Amo guidare e farlo per 8 o 9 ore in gara è grandioso. Sfortunatamente abbiamo sofferto troppi problemi che erano fuori dal nostro controllo, certe situazioni sfortunate come la foratura», racconta Alonso. E se Daytona doveva servire per far conoscenza piena con l'Endurance, in vista della 24 Ore di Le Mans, non poteva esserci esito migliore, al di là del piazzamento. Alla gestione del prototipo si sono sommati i contrattempi tecnici e gli incidenti che portano a lunghe soste al box per le riparazioni.

«Nonostante i problemi, ho avuto un buon assaggio e ho imparato a far fronte alla stanchezza, alla gestione del traffico, alle fasi di neutralizzazione, alla guida di notte, le procedure per il cambio pilota, la preparazione tra gli stint, quanto devi riposare e quanto tempo passare in garage prima di poter riprendere la guida. Quindi, se e quando farò un'altra 24 Ore, sarò molto più preparato, trattandosi della seconda esperienza. Adesso credo di poter guidare i prototipi a un livello più alto di quanto non fossi in grado due settimane fa, conosco delle cose che 24 ore fa non conoscevo».

Il rammarico di Fernando è soprattutto per i cedimenti registrati sull'impianto frenante, che hanno richiesto un lungo intervento di sostituzione. Su un prototipo altamente collaudato, vincente a Le Mans lo scorso anno, l'augurio era di poter contare su altro livello di affidabilità: «Abbiamo sofferto dei problemi ai freni che il team non aveva mai avuto prima e abbiamo perso 40 minuti, è stato il momento nel quale probabilmente è finita la nostra gara. Poi c'è stato un problema all'acceleratore e un secondo ai freni. La sfortuna si è abbattuta anche sull'altra macchina, che era in corsa per il podio. Hanno corso con questo prototipo tutta la scorsa stagione, sono stati alla 24 Ore di Le Mans finendo quarti, quindi è una macchina collaudata, non si tratta di una nuova. Ma arrivi qua e hai questi problemi, è stata una sorpresa, un po' di sfortuna, ancora di più per la macchina gemella perché era a podio. Saremmo potuti essere lì, eravamo un giro davanti a loro, pertanto abbiamo perso un'occasione. Ma pur con tutti i problemi ho registrato degli aspetti positivi».

Positività che va oltre il bagaglio d'esperienza adesso molto più pesante di quanto non lo fosse fino a venerdì scorso, aspetti positivi legati al miglioramento delle prestazioni registrato in gara sulla Ligier P217, in avvio in grado di girare tra i prototipi più competitivi sullo Speedway di Daytona: «In uno degli stint d'apertura eravamo la quinta macchina tra le cinque nello stesso giro di quella di testa, ma con la foratura abbiamo perso 4 giri visto che c'erano diversi danni (alla carrozzeria del retrotreno; ndr). Entrare nella notte ha rappresentato un bel momento della corsa, la macchina era sorprendentemente competitiva, come non lo era mai stata prima. Abbiamo apportato delle modifiche dopo le prove e le qualifiche, che in gara ci hanno permesso di essere costantemente una delle tre macchine più veloci. Questo ci ha dato grande fiducia all'avvicinarsi della notte, abbiamo recuperato due giri, anche grazie alle fasi di safety car. United Autosports ha compiuto un lavoro straordinario, con un pacchetto che all'inizio dell'evento sembrava non essere forte quanto gli altri. Lascio Daytona con grandi ricordi e tante cose apprese».

24 Ore di Daytona, dominio Cadillac