Will Power non ha solo vinto la 500 Miglia di Indianapolis. Ha domato tutte le variabili possibili, inclusa quella più pericolosa di tutte: la psicologia del pilota. Vincendo e dunque oscurando errori gratuiti e occasioni mancate. Come quello del Barber Motorsports Park, quando sotto l'acqua era clamorosamente finito a muro. Power ha affrontato il mese di maggio con la determinazione di chi non poteva più permettersi di staccare dei "jolly", puntando tutto su quella che da sempre è la sua dote. Andar forte.

Per il team di Roger Penske è arrivata così la diciassettesima vittoria a Indy. Chissà quante volte si è interrogato sul suo pilota, fortemente voluto e difeso ma spesso in grado di farlo sudare freddo. A partire dal primissimo test in cui si rese conto che, daltonico, non riusciva a distinguere i colori delle luci. Alla fine il bianco e il nero della bandiera a scacchi sono bastati a Power per raggiungere il ristretto circolo di piloti capaci di vincere sia il titolo IndyCar, sia la Indy 500.



I primi 50 giri sono stati relativamente tranquilli, con il poleman Ed Carpenter in grado di mantenere la prima posizione, e relativamente poca bagarre dato che tutti, con temperature ben al di sopra dei 30 gradi non sapendo cosa aspettarsi da un pacchetto non testato in quelle condizioni, cercavano di trovare il giusto feeling. Poi, poco prima del quarto di corsa James Davison, che in crisi d'assetto procedeva molto lentamente, è stato colpito dall'incolpevole Takuma Sato, sorpreso dalla differenza di velocità. Emerso dopo il primo pit-stop, Tony Kanaan si è lanciato al comando, venendo però ripreso da Carpenter. A seguire, due testacoda, ad opera di Ed Jones ma soprattutto di Danica Patrick. Alle prese con una vettura molto scorbutica, da "far girare" di forza nonostante il sottosterzo, la Patrick ha corretto troppo, finendo a muro e chiudendo in anticipo la sua carriera. 

A quel punto, in cattedra è salito Kanaan che però ha dovuto effettuare due soste consecutive per una foratura... lasciando strada libera non a Carpenter, ma a Will Power, che nel corso della serie di soste in bandiera verde di metà gara, ha completato una sequenza di giri veloci che l'ha portato davanti. Con Simon Pagenaud al terzo posto, altri due protagonisti si sono trovati in rimonta quando al giro 139 Sebastien Bourdais è finito nelle barriere tradito dal poco carico della sua vetture, Ryan Hunter-Reay e Helio Castroneves. Ma mentre il primo, partito dalle retrovie e in grado di recuperare con enorme aggressività, andava all'attacco, il secondo è finito per replicare il botto di Bourdais, perdendo il posteriore.

Il tono degli ultimi giri è stato dato da un Alexander Rossi spaziale, in grado di effettuare due sorpassi incredibili all'esterno, piazzandosi dietroa Power e Carpenter. Ma è anche stata la volta delle strategie. Con Scott Dixon fermatosi ancor prima del re-start, è iniziata la volata finale: Power ha via via recuperato coloro che si dovevano ancora fermare, e anche il neozelandese del team Ganassi. A 12 giri dalla fine, l'aggressività con cui aveva recuperato ha tradito Kanaan, spedendolo in testacoda.

Come nelle migliori tradizioni, si è arrivati all'ultimo: Oriol Servia, Stefan Wilson e Jack Harvey davanti con un filo di carburante, Power, Dixon, Carpenter, Rossi a pieno regime. Servia perde terreno subito, Harvey e Wilson si fermano. A passare è Will Power, che dopo aver rischiato grosso aveva optato per una tattica più attendista: per il pilota Penske è la prima vittoria alla Indy 500.

L’ordine d’arrivo della 102a edizione della Indy 500:

1 - Will Power (Dallara-Chevy) - Penske - 200 giri
2 - Ed Carpenter (Dallara-Chevy) - ECR - 3"1589
3 - Scott Dixon (Dallara-Honda) - Ganassi - 4"5928
4 - Alexander Rossi (Dallara-Honda) - Andretti - 5"2237
5 - Ryan Hunter-Reay (Dallara-Honda) - Andretti - 6"7187
6 - Simon Pagenaud (Dallara-Chevy) - Penske - 7"2357
7 - Carlos Munoz (Dallara-Honda) - Andretti - 7"8377
8 - Josef Newgarden (Dallara-Chevy) - Penske - 8"6917
9 - Robert Wickens (Dallara-Honda) - SPM - 9"3112
10 - Graham Rahal (Dallara-Honda) - RLL - 11"3368
11 - JR Hildebrand (Dallara-Chevy) - DRR - 12"7354
12 - Marco Andretti (Dallara-Honda) - Andretti - 14"0745
13 - Matheus Leist (Dallara-Chevy) - Foyt - 14"7798
14 - Gabby Chaves (Dallara-Chevy) - Harding - 15"1173
15 - Stefan Wilson (Dallara-Honda) - SPM - 33"6747
16 - Jack Harvey (Dallara-Honda) - Andretti - 34"797
17 - Oriol Servia (Dallara-Honda) - RLL - 38"2325
18 - Charlie Kimball (Dallara-Chevy) - Carlin - 41"5146
19 - Zachary Claman De Melo (Dallara-Honda) - Coyne - 1 giro
20 - Spencer Pigot (Dallara-Chevy) - ECR - 1 giro
21 - Conor Daly (Dallara-Honda) - Coyne - 1 giro
22 - Max Chilton (Dallara-Chevy) - Carlin - 2 giri
23 - Zach Veach (Dallara-Honda) - Andretti - 2 giri
24 - Jay Howard (Dallara-Honda) - SPM - 7 giri

Ritirati
187° giro - Tony Kanaan 
154° giro - Sage Karam 
145° giro - Helio Castroneves 
137° giro - Sebastien Bourdais 
110° giro - Kyle Kaiser 
67° giro - Danica Patrick 
57° giro - Ed Jones 
46° giro - Takuma Sato 
45° giro - James Davison