Successo di prepotenza dal via alla bandiera a scacchi per Takuma Sato nell’IndyCar al Barber Motorsports Park. Il quarantaduenne giapponese ha fatto segnare la pole e se n'è andato sin dall'inizio, attaccando con grande aggressività.

Nel finale ha preoccupato tutti con un “lungo” al “cavatappi”, ma fortunatamente i danni sono stati minimi. Unico rivale che poteva insidiarlo sul tortuoso saliscendi dell’Alabama, il compagno di squadra Graham Rahal, fermato però da problemi elettronici.

In pista, il tema principale è stato rappresentato dalla difficoltà, da parte di molti e in particolare del team Penske e Ganassi, di mettere a punto le vetture, con i piloti che hanno patito in termini di assetto e degrado gomme. Da Ganassi, Scott Dixon ha come sempre minimizzato i danni, chiudendo secondo mentre, alla corte del Capitano, solo Josef Newgarden è riuscito a trovare il bandolo della matassa.  

Per lui un quarto posto ottenuto di forza con un attacco a ruote bloccate nei confronti di Alexander Rossi. Terzo si è invece piazzato Sebastien Bourdais, che ha effettuato solo due soste contro le tre di tutti gli altri gestendo incredibilmente bene anche le gomme morbide. 

Da segnalare anche un buon settimo posto per Marcus Ericsson, alle spalle del compagno di squadra James Hinchcliffe. Lo svedese ha recuperato dalle retrovie aiutato da una strategia leggermente sfalsata. Dopo i problemi meccanici di St. Pete e la penalità di Austin, si è potuto mettere in luce. Solo decimo l’altro svedese, Felix Rosenqvist, in crisi con la sua vettura come Simon Pagenaud (9°) e Will Power (11°) autore anche di un testacoda.

Da segnalare una sola caution, per lo stop di Rahal. La direzione gara ha deciso per quest’occasione di non chiudere come d’abitudine i box, per non dare eccessivo vantaggio ai piloti che si erano appena fermati per la loro sosta. Una situazione che ha sfavorito Hinchcliffe e altri, e che ha visto molti piloti precipitarsi verso la pit-lane, con anche un contatto tra Tony Kanaan e Max Chilton.

 

L’ordine d’arrivo dell’IndyCar al Barber Motorsports Park 

1. Sato (Dallara-Honda) 90 giri in 1h55'46"8076, alla media di 172.637 km/h; 2. Dixon (Dallara-Honda) a 2"3874; 3. Bourdais (Dallara-Honda) a 2"7933; 4. Newgarden (Dallara-Chevy) a 7"9721; 5. Rossi (Dallara-Honda) a 8"8518; 6. Hinchcliffe (Dallara-Honda) a 9"4356; 7. Ericsson (Dallara-Honda) a 13"7580; 8. Hunter-Reay (Dallara-Honda) a 15"2506; 9. Pagenaud (Dallara-Chevy) a 22"7848; 10. Rosenqvist (Dallara-Honda) a 26"2450; 11. Power (Dallara-Chevy) a 31"8178; 12. Veach (Dallara-Honda) a 33"9035; 13. Harvey (Dallara-Honda) a 34"9655; 14. Andretti (Dallara-Honda) a 39"3119; 15. Ferrucci (Dallara-Honda) a 40"0094; 16. O’Ward (Dallara-Chevy) a 40"6728; 17. Pigot (Dallara-Chevy) a 42"5718; 18. Kanaan (Dallara-Chevy) a 1 giro; 19. Jones (Dallara-Chevy) a 1 giro; 20. Leist (Dallara-Chevy) a 1 giro; 21. Hanley (Dallara-Chevy) a 2 giri; 22. Chilton (Dallara-Chevy) a 2 giri; Giro più veloce: il 12° di Power in 1'10"4818, alla media di 189.061 km/h.

In campionato

1. Newgarden 125; 2. Dixon 98; 3. Sato 91; 4. Rossi 84; 5. Herta 81.