Massimiliano Angelelli, Max The Axe, ha chiuso la carriera in trionfo. Il bolognese, arrivato al giro di boa dei 50 anni, aveva deciso di smettere per dedicarsi alla sola attività di manager nel team dell'amico e socio Wayne Taylor. Ma prima l’ultima sfida, la 24 Ore di Daytona, vinta nel 2005 proprio assieme a Wayne e al francese Collard.

Questa volta Max divideva l’abitacolo della Cadillac-Dallara numero 10 con i figli di Taylor, Ricky e Jordan, oltre a Jeff Gordon. E l’impresa è riuscita. L'italiano che ha fatto fortuna in America (due volte campione delle Grand-Am Rolex Sports Car Series e 27 vittorie nell'Imsa) ha vinto e ora può appendere il casco al chiodo da leggenda vivente del motorsport. 

“E’ meraviglioso – ha commentato Max dopo il podio - Sono senza parole. Non ci posso ancora credere. Cosa c’è di meglio di questo? Sono felice, veramente felice. Felice per ciò che ho fatto e per quanto ho ottenuto con i ragazzi e Jeff. Felice di terminare la mia carriera con una vittoria, una grande vittoria. E’ straordinario. E sono veramente grato alla famiglia Taylor”.

L’ultimo stint della carriera è stato il penultimo della gara, prima di cedere il volante a Ricky Taylor, protagonista di un contatto controverso che ha mandato in testacoda alla curva 1 la Cadillac n. 5 pilotata da Albuquerque, in quel momento in testa, consentendo alla squadra di Wayne di vincere. Mancavano 7 minuti al termine e con una staccata al limite il figlioccio di Max ha giocato il tutto per tutto, regalando alla squadra e al “patrigno” una vittoria che lo consegna definitivamente alla storia delle corse.

 

 

“Eravamo nel traffico delle GT – ha spiegato Ricky dopo la gara – “Ed ero molto vicino. Lui (Albuquerque, Ndr.) era in difficoltà, la loro macchina non andava molto veloce alla curva 1 mentre noi eravamo molto forti in staccata. Sono convinto che lui mi abbia visto arrivare, ma se lo sapeva perchè mi ha sbattuto la porta in faccia causando l’incidente?” 

Non si trattava solo di una vittoria personale. Ma di affari di famiglia: “Era l’ultima gara di Max e c’erano molte emozioni in gioco. Volevo vincere a tutti i costi. Potevo tentare il tutto per tutto o potevamo sederci qui come secondi per cosa? Aspettare il prossimo anno? Ma io non volevo che finisse così. Max fa parte della famiglia da 20 anni, ci ha insegnato tutto quello che sappiamo, lo chiamavamo il Professor Axe. Veniva a casa nostra, quando eravamo bambini, con carta e penna e ci insegnava cos’era il downforce e a fare i sorpassi. E oggi ho messo in pratica le sue lezioni. E’ stata una mossa alla Axe”

"C'è sempre una fine a tutto nella vita” aveva dichiarato Angelelli prima della gara. Ma c'è modo e modo di scrivere la parola fine. Come ha riconosciuto anche il grande Mario Andretti