Solo a 20 minuti alla conclusione il team Maranello Motorsport ha potuto avere una ragionevole certezza di vittoria finale con la Ferrari 488 GT3 n.22 guidata da Toni Vilander, Craig Lowndes e Jamie Whincup, alla 12 Ore di Bathurst. È stato quando Shane van Gisbergen ha commesso un errore fatale che nelle esse dello Skyline (la "parte alta" del tracciato su Mount Panorama) l'ha mandato contro il muretto. Gara finita lì per la Mercedes n.22 che condivideva con Craig Baird e Maro Engel: particolarmente contrariato il tedesco, che del resto aveva condotto una gara perfetta evitando intelligentemente le molte trappole che anche in questa edizione 2017 lo spettacolare e impegnativo tracciato australiano ha posto ai 52 concorrenti. Come quando resiste a un attacco un po' fuori misura di Haase senza stringere e così poco dopo sfrutta un doppiato in testacoda per superare Lowndes.

Così al secondo posto finale si classifica la Porsche 911 n.12 di CalvertJones-Long-Lieb-Campbell (primi fra i Pro/Am) seguita dalla Bentley Continental n.17 di Kane-Smith-Jarvis e dalla Porsche n.912 di Talbot-Martin-Padayachee (primi in Am). L'esperienza è contata in una gara che ha fatto anche stavolta molte vittime, fortunatamente solo dal punto di vista dei danni meccanici, tanto che nemmeno i vincitori sono stati indenni da inconvenienti: come quando il poleman Vilander si è preso un drive-through per aver zigzagato dietro la safety car (uscita 16 volte in totale) oppure quando al quarto restart proprio Baird tocca Lowndes mandandolo nella sabbia della prima curva (e ottenendo 10 secondi di stop&go).

Nelle fasi iniziali hanno avuto così un po' di gloria e visibilità altri protagonisti, come Mostert (BMW M6 n.90 con Twigg e Haber) che al primo restart "frega" Vilander che aveva fatto raffreddare troppo le gomme. Poi, fra incidenti e penalità, le pur promettenti M6 spariranno tutte dalle zone alte di classifica. Parte bene anche la Bentley Continental n.8 di Soulet (con Soucek e Abril) che sale da quinta a terza in due giri, prima di toccare un muretto rimettendoci una ruota. Fra i protagonisti iniziali vanno inserite pure la Porsche n.911 di Bamber-Estre-Vanthoor (poi ritirata per la rottura dello sterzo) e la Nissan n.24 di Strauss-Kelly-Mardenborough.

Ma già dopo 2 ore si capisce che la lotta vera è fra la Ferrari n.88 e la Mercedes n.22: una lotta feroce che vede i piloti dare il tutto per tutto anche in ogni singolo doppiaggio, tanto che sul finire van Gisbergen manda a muro la Porsche di McPherson, "colpevole" di non essersi spostato abbastanza alla svelta, mentre inseguiva Whincup. Manovra che causa la 16esima e ultima Safety Car e anche un drive-through per l'australiano, che non fa in tempo a scontare per l'incidente subito dopo il restart. Va tuttavia evidenziato che il pilota della Mercedes STM/HTP stava in quel momento tentando l'impossibile con pneumatici usurati: per non perdere il contatto con la Ferrari al comando, nell'ultimo pit-stop il team aveva infatti rinunciato al cambio gomme.

La gara si è quindi conclusa con il grande successo della Ferrari davanti a oltre 40mila spettatori, ovviamente propiziato dalla velocità di Vilander (suo il giro più veloce in 2'02"908, anche perché era alla guida nel momento più propizio) ma con i compagni assolutamente all'altezza del finlandese: in particolare Whincup, al debutto con le GT, è stato spesso geniale nello sfruttare le scie dei doppiati combattendo con macchine più veloci sui lunghi rettilinei, specie Conrod Straight in discesa, dove si passano i 280 km/h prima di fiondarsi in pieno dentro The Chase.

Infine, per quanto riguarda l'unico italiano in gara Ivan Capelli - sulla Lamborghini n.29 di Trofeo Motorsport guidata in equipaggio con Manolis, Miller e Canto - partito 25° riesce ad incamerare un più che onorevole 10° posto assoluto, 3° di classe GT3 Am. La prima delle Lamborghini Huracan, piuttosto penalizzate da un BoP per nulla favorevole, è stata comunque quella di Lago-Owen-Russell, sesti assoluti (secondi di classe Am) a 2 giri dai vincitori.