LE MANS - Come i peggiori incubi. Quelli in cui provi inutilmente ad afferrare un oggetto. Nella notte di Le Mans Toyota ha vissuto un dramma onirico, che in soli 30 minuti ha tramutato la speranza di una doppietta in un disastro. Consentendo all'unica Porsche rimasta in quel momento competitiva, la numero 1, di mettersi alla guida della 24 Ore poco dopo l'1 di notte, in attesa che il fato si accanisse anche su di essa. In una gara dai mille colpi di scena che ha regalato emozioni vere. 

Difficile esprimere l'atmosfera nell'hospitality Toyota in quel momento, per un team reduce dalla cocente sconfitta dello scorso anno e arrivato a Le Mans con tre vetture deciso a conquistare la prima, agognata, vittoria. Le TS050 sono state veloci in prova e ancor più veloci in qualifica, dove Kobayashi ha firmato una pole da record. Ma partire dalla prima fila conta poco se problemi di affidabilità, con il poleman giapponese abbandonato dalla frizione, e la sfortuna, con la n.9 di Lapierre tamponata dalla Manor di Gonzales-Petrov-Trummer, ti mettono fuori gioco due vetture su tre nell'arco di mezzora. E quando alcune ore prima la TS050 n.8 era costretta a rimanere ai box oltre un'ora per problemi al sistema di trazione elettrica, mettendola di fatto fuori dalla lotta per la vittoria.

”Quello che è accaduto alle Toyota è terribile. Ora un podio è realizzabile”, ha commentato Brendon Hartley, pilota della Porsche n. 2. Quando ha pronunciato queste parole, il neozelandese non sapeva che di lì a poco il suo equipaggio sarebbe stata l'unica speranza Porsche.

Infatti la 919 Hybrid numero 1, saldamente al comando dopo la disfatta Toyota, alle 11.11 è stata a sua volta vittima di un guasto (calo di pressione dell'olio, la comunicazione del team) che ha costretto Lotterer a fermarsi a bordo pista, dopo aver disperatamente arrancato per tentare di guadagnare i box. Inutilmente: il belga, tre volte vincitore della 24 Ore, è stato spinto dai commissari fino a una zona sicura prima di essere riportato ai box. Dove ha ricevuto gli abbracci del team in un comprensibile clima da tregenda.

E qui si ritorna alla Porsche n.2, che da ore aveva iniziato una lunga rimonta: bloccata ai box per oltre un'ora nella prima parte di gara per un problema al motore elettrico, è risalita dalla 57esima posizione fino alle spalle delle vetture di testa. Sorpasso dopo sorpasso ha raggiunto la Oreca n.38 del team di Jackie Chan, trovatasi incredibilmente al comando. Entrambe le vetture hanno spinto al massimo, ma l'ovvia disparità prestazionale ha reso prevedibile l'esito della caccia: girando anche 15” più veloce dell'avversario, il lupo Bernhard ha acciuffato la lepre Tung a 1 ora e 7' dal termine. Nel box di Jackie Chan si sono scambiati pacche sulle spalle, come a dire "non fa nulla". E ci mancherebbe. Il secondo posto assoluto di Tung, Laurent e Jarvis era un sogno proibito realizzatosi grazie anche agli incubi dei grandi.

Tanto quanto il terzo gradino del podio di Piquet Jr, Heinemeier e Beche sulla Vaillante Rebellion n. 13 che ha approfittato di una gita nella ghiaia di Negrao al volante della Alpine n.35. D'altronde, come spesso ripete Alex Wurz, direttore sportivo Toyota: "Non puoi vincere a Le Mans. Le Mans ti sceglie per vincere"

Emozioni continue e soprattutto lotta fino all'ultimo giro anche tra le GTE. È stato infatti solo appena prima del penultimo taglio di traguardo, in uscita dalla esse finale, che Jonathan Adam è riuscito a superare Jordan Taylor portando alla vittoria l'Aston Martin Vantage n.97 che condivideva con Darren Turner e Daniel Serra. Un problema all'anteriore sinistra della Corvette n.63 che passa il traguardo su tre ruote, frutto probabilmente di un taglio pista nel difendere il comando, non permette a Taylor-Magnussen-Garcia di mantenere nemmeno il secondo posto, che va invece alla Ford GT n.67 di Tincknell-Priaulx-Derani.

In Pro una foratura distruttiva compromette la gara dell'Aston Martin n.95 mentre era al comando con Sorensen (in equipaggio con Thiim e Stanaway) e non è andata bene alle Ferrari, con la n.51 di PierGuidi-Rugolo-Calado afflitta da problemi (radiatore) e soprattutto la n.82 di Kaffer (con Fisichella e Vilander) "accompagnato" contro le barriere dalla LMP2 di Vaxiviere. La Ferrari si rifà però in GTE Am, dove monopolizza il podio: vincono Dries Vanthoor, Will Stevens e Robert Smith con la n.84, seguiti dalla n.55 di Cioci-Scott-Cameron e dalla n.62 di MacNeil-Sweedler-Bell. Qui stava conducendo l'Aston Martin n.98 di Dalla Lana (con Lamy e Lauda) quando anche a questa è esploso un pneumatico in velocità.

Bene infine l'avventura di Villorba Corse: Belicchi-Sernagiotto-Lacorte conquistano un incredibile 10° posto assoluto e 8° di classe LMP2, alla prima partecipazione con la Dallara P217 sponsorizzata Cetilar. Un risultato notevolissimo che analizzeremo meglio in un articolo specifico.