Le verifiche dopo la fine della 24 Ore di Le Mans hanno portato a una sorpresa decisiva in classe LMP2. Infatti la macchina n.26 del team G-Drive dei vincitori Vergne-Rusinov-Pizzitola e quella n.28 del TDS dei quarti classificati Perrodo-Vaxiviere-Duval sono state trovate non conformi per quanto riguarda non tanto la vettura in sé, quanto il sistema di rifornimento. Nel quale è stato inserito un elemento aggiuntivo all'altezza del restrittore regolamentare, che velocizzava il flusso.

A differenza di quello della LMP1, il regolamento delle LMP2 non prevede un tempo minimo di rifornimento, tuttavia sia i commissari sia gli avversari si erano accorti già in gara che quello dei due team in questione risultava più veloce di 6-8 secondi rispetto agli altri. Il team si è difeso sostenendo che nulla vieta di inserire elementi aggiuntivi nel condotto, e per questo ha annunciato il ricorso in appello, ma da parte loro i commissari hanno citato l'articolo 2.1.1 secondo il quale "tutto ciò che non è esplicitamente permesso è proibito".

In conseguenza di questa decisione e in attesa di futuri sviluppi dell'appello, la vittoria passerebbe quindi all'equipaggio composto da Nicholas Lapierre, Pierre Thiriet e Andre Negrao con la Alpine n.36 del team Signatech, seguiti da Capillaire-Hirschi-Gommendy (Oreca Graff n.39) e quindi, sull'ultimo gradino del podio purtroppo ormai solo virtuale, da Montoya-Owen-deSadeleer (Ligier United n.32).