Nella celebre Bartali, Paolo Conte ironizza sui “francesi che s’incazzano”. E nel 1997 si incazzarono davvero. Piero Liatti, al volante della sua Subaru Impreza WRC (nella foto) vinse a Montecarlo la gara inaugurale del Mondiale Rally, precedendo Carlos Sainz e Tommi Makinen. I cugini d’oltralpe lanciarono una maledizione: “Non vincerete mai più una gara”. Purtroppo avevano ragione, Liatti tinse col tricolore l’esordio dell’epoca WRC, ma sarebbe stato l’ultimo successo italiano, in due decenni dominati da marchi come Ford, Citroen e Volkswagen e campioni come il già citato Makinen, sua maestà Loeb e Ogier.

Esattamente 20 anni dopo il trionfo di Liatti, le WRC vanno in pensione. O per meglio dire va in pensione la prima serie. Tanto quanto le World Rally Car sostituirono le Gruppo A, che a loro volta avevano soppiantato le rimpiante Gruppo B, oggi il nuovo regolamento FIA sostituisce le vetture attuali con nuove WRC in grado, si spera, di regalare maggior spettacolo al campionato.

Nei 20 anni di carriera le WRC erano già evolute: dagli iniziali 2.0 da 340 cv si passò nel 2011 agli attuali 1.6 da 300 cv. Nel 2017 una nuova regolazione con l’avvento delle cosiddette Wrc Plus. Citroen C3, Hyundai i20, Ford Fiesta e Toyota Yaris manterranno gli 1.6, pompati fino a raggiungere un massimo di 380 cv grazie (anche) all’ampliamento della flangia del turbo da 33 a 36 millimetri. L’aumento di cavalleria si accompagna a una diminuzione del peso e a un allargamento delle vetture: 25kg in meno sul peso minimo consentito, rispetto al limite in vigore nel Mondiale appena concluso. Il tutto accompagnato a, basta osservare le immagini, una maggiore libertà nello sviluppo aerodinamico che ha appagato le fantasie dei designer. Prossima fermata Montecarlo il 19 gennaio. Peccato che nessun italiano possa inaugurare sul primo gradino del podio questa nuova era.

Mondiale Rally, il calendario 2017