SAN MARINO - Vittoria. Senza se e senza ma. Senza sbavatore, senza errori, senza incertezze. In un San Marino durissimo, che ha dispensato lacrime e delusioni senza rispetto per alcuno, Umberto Scandola ha fatto semplicemente la differenza. Doveva obbligatoriamente vincere per riaggrapparsi a qualche speranza in campionato, doveva farlo nel modo più perentorio possibile per dimostrare che, al di là dei numeri, l'idea dello scudetto non è un sogno proibito. La ha fatto con la classe e la convinzione dei giorni migliori, lo ha fatto mettendo sul piatto una prestazione fatta di velocità e tattica, aggressività e intelligenza, classe e tranquillità nel saper interpretare e gestire una gara che è stata tutto fuorché scontata.

Ha iniziato attaccando l'ufficiale Skoda, ma nella seconda parte della prima tappa, quando ha dovuto gestire il degrado delle gomme, non si è fatto tradire dall'ansia e non ha sbagliato nulla mentre Simone Campedelli ha provato a farsi sotto. E nemmeno al pronti via della seconda tappa, quando ha dovuto suo malgrado spazzar la strada agli avversari, è caduto nella tentazione di strafare. Risultato? Bottino pieno di punti e la consapevolezza di essere al momento imbattibile sulla terra nostrana, con il successo di San Marino che fa il paio con quello dell'Adriatico.

Trasferta da dimenticare invece per Simone Campedelli, che dopo aver chiuso con la medaglia d'argento al collo la prima tappa e mentre assaporava il colpo grosso nella seconda, ha visto crollare ogni speranza per una piccola toccata nel primo passaggio ad Apecchio. Un ritiro pesantissimo quello del romagnolo, che sperava nella gara all'ombra del Titano per mettere il sale sulla coda ad Andreucci in campionato e che invece vede il suo divario in classifica allungarsi.

Già, perché il toscano, pure autore di una prestazione opaca in parte figlia anche della posizione di partenza nella prima tappa, si lecca le ferite ma fino a un certo punto, consapevole del fatto che gli avversari in fin dei conti si sono soprattutto rubati punti tra loro. Il San Marino numero 45 entrerà però nella storia anche per la prestazione strepitosa di Kalle Rovanpera, che sarebbe stato capace di chiudere in seconda piazza una gara difficilissima a sedici anni appena, uscendo indenne da speciali mai viste che hanno messo in difficoltà gente ben più esperta e smaliziata: un fenomeno vero, che finalmente aveva di che sorridere pure sulle strade italiane, prima che un incredibile problema tecnico – sensore pressione benzina, secondo la squadra – lo fermasse nell'ultimo trasferimento verso San Marino, lasciando così l'argento (e qualche punto in più...) a Paolo Andreucci.