Pista e sterrati, mondi che più distanti non potrebbero essere. Piloti in grado di primeggiare in entrambi, una rarità. Di campioni veri dell’asfalto tra i cordoli a svettare anche tra prove speciali e dune, vincenti in Formula 1 come in una Dakar o in un rally – e non per una speciale appena, ma per il bottino grosso – non se ne ha memoria. 

Fernando Alonso è reduce dal trionfo nella 24 Ore di Daytona, inevitabilmente catalizzatore di tutte le attenzioni in un equipaggio che pure ha visto contribuire Jordan Taylor, Renger van der Zande e Kamui Kobayashi. E per la prima volta, il campione di Oviedo, ammette che l’idea di diventare eroe dei due mondi, pista e non, lo stuzzica non poco.

Ne parla dalla Florida, confermando quanto già emerso nelle scorse settimane. Nasser Al-Attiyah, trionfatore della Dakar 2019, ha rivelato i piani per un approccio di Fernando al mondo del cross-country, prima presa di contatto con il Toyota Hilux che avverrà in aprile. L’idea è di stilare un programma con la Dakar 2020 quale obiettivo da aggiungere al palmares unico di Nando.

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Il pentathlon motoristico è una sfida affascinante: campione in Formula 1, vincitore a Le Mans, vincitore a Daytona, le discipline già superate. Indianapolis attende, per entrare nella leggenda: “Questa gara (24 Ore di Daytona; ndr) non fa parte della Tripla Corona ma se dovessi vincere Indianapolis diverrebbe la Quadrupla Corona, ha raccontato Fernando all’agenzia di stampa AFP.

“In questo momento la concentrazione totale è sulla Indy 500. Sto pensando di provare a fare qualcosa in più, forse in discipline diverse che non siano solo su pista.

Qualcosa in più, è l’ammissione diretta che la Dakar può diventare un obiettivo. Il rally? Chissà. Un Alonso che vince Indianapolis e scopre di poter essere vincente anche nei rally andrebbe ben oltre l’obiettivo di essere il pilota più completo dell’automobilismo sportivo moderno. Nell’era dell’ultra-specializzazione, agguanterebbe un primato di portata enorme. Più realistico pensare che sia il raid in Sudamerica il passaggio da inseguire che non il WRC.

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Vincente o meno. È il punto centrale intorno al quale ruota qualsiasi programma. Partecipare, visto il talento in questione, non serve a nulla. E Fernando prosegue: “Ho bisogno di pensarci, di programmare, di assicurarmi d'essere competitivo, di avere le giuste persone accanto, i team giusti e i preparativi adeguati. Qualunque sarà la prossima avventura, non la affronterò se non dovessi essere competitivo o non dovessi avere una chance di vittoria. L’obiettivo è di fare qualcosa senza precedenti nel motorsport”.