La storia di Gianluca Tassi ricorda da vicino quella di Clay Regazzoni, il rimpianto pilota di Formula 1 scomparso dieci anni fa. Anche Tassi, umbro classe 1961, come il ticinese è rimasto vittima di un grave incidente che l’ha costretto su una sedia a rotelle. Era il 2003 e dopo una lunga carriera in sella a moto Yamaha, Honda, Cagiva e Suzuki, con le quali aveva al Rally dei Faraoni, e alla Dakar, Gianluca si è dovuto mettere nuovamente in gioco, proprio come Regazzoni. O Alex Zanardi.

Passa alle quattro ruote e nel 2006 è nuovamente pronto alla lotta: corre il Rally del Marocco con Isuzu, poi passa a Mitsubishi e nel 2009 vince il Raid dei Templi battendo i colleghi normodotati, mentre due anni dopo è l’unico pilota italiano a terminare la Baja Espana Aragon. Solo per citare alcuni risultati della sua carriera di pilota diversamente abile.

Ora Gianluca riparte per la Dakar, proprio come fece Regazzoni quasi trent’anni fa: il 2 gennaio sarà allo start di Asuncion al volante di uno dei due Ford Raptor T2 allestiti dall’R Team di Renato Rickler. L’unica cosa che mi preoccupa è l’altitudine – ha commentato il pilota - è la sola cosa che ci metterà in crisi. Guidare anche per giorni senza dormire non è un problema, l’ho sempre fatto, non mi dà alcun pensiero. L’altitudine avrà un ruolo determinante per la prestazione".

La Dakar 2017 sarà l’edizione più dura di sempre, una Fiesta fenomenal, l’ha definita l’organizzatore Étienne Lavigne, un odissea di 9.000 chilometri tra deserti e montagne di 5.000 metri. Un’impresa per chiunque, per un diversamente abile una sfida quasi impossibile: “Io vivo da solo in mezzo ai boschi a Preggio, un paesino sulle colline del lago Trasimeno, in provincia di Perugia. Faccio tutto da solo. Le prime volte che guidavo l’auto senza passeggeri ed entravo in galleria pensavo «se adesso c’è un incidente che faccio?». Inizialmente avevo un po’ di queste paranoie, poi con il tempo sono passate. Ma alla Dakar avrò due persone in auto con me per i quali nutro massima fiducia: so che se accadrà qualcosa potranno aiutarmi”.

Il primo obiettivo è tagliare il traguardo il 14 gennaio, lanciando un messaggio al mondo: “Sono molto sereno, per ora non provo nessuna emozione anche perché non ho il peso della gara. So che devo arrivare al traguardo, non la prendo con lo spirito corsaiolo. Sono convinto che nella nostra classe, la T2, non sfigureremo ma quello che mi preme è il messaggio: si può vivere e scoprire il mondo, andando alla ricerca della nostra autonomia. Comunque vada sarà un successo. 

In collaborazione con la redazione Motori di RedBull.com

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