Non c'è tregua per i concorrenti della Dakar 2017: se anche si fossero acclimatati alle altitudini elevate, a rendere sempre più gravosa la fatica fisica ci pensa uno stage ancor più lungo dei precedenti, con 447 km di prova speciale cronometrata, sui 692 complessivi della giornata.

Che in questa edizione è la quinta, quella che porta da Tupiza a Oruro percorrendo gli altipiani della Bolivia. Si tratta di uno stage che fa della varietà di situazioni e di terreni la sua caratteristica specifica, chiedendo quindi sempre molto all'attenzione dei piloti e alla loro capacità di adattamento.

Chiudendo nuovamente con un settore composto da dune e con i camion che taglieranno una parte degli ultimi km di PS. Dunque resta alta la possibilità di errori a falcidiare ulteriormente le fila dei partecipanti: abbiamo infatti 71 auto rimaste in gara dopo 4 tappe, contro le 79 iniziali.

Fra gli ultimi ritiri contiamo quelli eccellenti di Nasser Al Attiyah, Yazeed Al Rajhi, e Carlos Sainz che dopo i danni riportati nell'incidente di ieri alla sua Peugeot 3008 DKR, ha dovuto annunciare il forfait: «Sono arrivato in una curva troppo velocemente - ha spiegato lo spagnolo alla fine della tappa di ieri - ho colpito l'interno e così la macchina si è cappottata. Per la vittoria, è finita: è andata semplicemente così. Ovviamente sono profondamente deluso per questo ritiro. Avevamo un ottimo ritmo, sin dall’inizio del rally al volante della 3008DKR che rappresenta un grosso passo avanti rispetto alla vettura dell’anno scorso. Mi dispiace molto non potere concretizzare di più il potenziale della vettura».

In collaborazione con la redazione Motori di RedBull.com

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