Nessuno di loro è partito con la speranza di vincere il rally raid più massacrante del mondo, ma ognuno dei nostri connazionali partito per il Sud America aveva l’obiettivo di finirla, questa maledetta e fangosa Dakar. E se il maltempo sta costringendo gli organizzatori a stravolgere le tappe e i campioni si ritirano, gli italiani si stanno dimostrando coriacei

Dopo la prima settimana solo 62 vetture sono rimaste in gara e se Stephane Peterhansel guida la classifica generale tallonato da Sébastien Loeb, alla posizione 33 troviamo la Toyota dei fratelli De Lorenzo. I veterani di Padova, professione ottici, stanno conducendo una gara sorprendente e le 10 ore di ritardo dal leader devono essere lette come un ottimo risultato. La vittoria è arrivare a Buenos Aires. 

Pregevole fino ad oggi anche la prestazione di Gianluca Tassi, l’ex motociclista diversamente abile che sta tenendo duro e paga un ritardo di 11 ore da Peterhansel, occupando la posizione numero 46. Arrivato a La Paz, giro di boa della Dakar, Tassi ha avuto la possibilità di scattare una foto col Presidente della Bolivia, Evo Morales, ma oltre alla gloria ci sono le difficoltà: “Abbiamo affrontato i primi giorni di gara con repentini cambiamenti di terreno, clima e altitudine -  scrive Tassi nel suo diario di bordo -  Al secondo giorno c’erano quarantasette gradi all’esterno, quindi vi lascio immaginare quanto poteva essere la temperatura all’interno dell’abitacolo. Dalla terza tappa in poi ci sono state le giornate più impegnative, soprattutto per l’altitudine e il conseguente calo di potenza del motore delle auto... Si dorme poco, a volte non più di due ore a notte, soprattutto noi piloti in seconda griglia di partenza che iniziamo a gareggiare dopo e arriviamo la notte. E’ dura tenere questo tipo di trend. Fino a questo momento ci siamo riusciti, grazie ad una gestione intelligente del mezzo, alla collaborazione del mio co-pilota Massimiliano Catarsi e all’assistenza di Alessandro Brufola Casotto. Adesso c’è la seconda parte della gara. Si riparte con una tappa marathon, senza assistenza. Superate le prossime tre tappe, - conclude Tassi - potremo gestire al meglio la parte finale della Dakar”.

Se Tassi è la dimostrazione che la volontà non conosce limiti, anche il progetto PanDakar non scherza. Nonostante gli acciacchi il pandino di Verzelletti e Cabini resiste. Dopo essere finalmente giunti nella capitale boliviana Giulio e Antonio avevano commentato: “Siamo contenti di essere arrivati fino a La Paz,  città che i concorrenti ritirati non hanno potuto visitare. Siamo pronti a ripartire!”. Ora, dopo la settimana tappa di ieri, occupano la posizione n. 56 in classifica. Penultimi, ma ancora pronti a lottare, Scandola e Fossà sul loro Ford Raptor. A tutti l’augurio di arrivare al traguardo.  

In collaborazione con la redazione Motori di RedBull.com

Segui la Dakar 2017 su Red Bull Tv: dal 2 al 14 gennaio, highlights, approfondimenti e speciali esclusivi