Mentre il motorsport su pista sta per andare in letargo, i leoni della Dakar si risvegliano per la 40esima edizione del raid più famoso del mondo. Che da dieci anni ha traslocato in Sud America mantenendo comunque il suo fascino terribile. Moto, camion, quad e ovviamente auto, per un totale di 332 veicoli iscritti all’edizione 2018 presentata, come da tradizione, a Parigi. Pronti ad affrontare gli oltre 9 mila chilometri di percorso, di cui 4.500 cronometrati, tra Perù, Bolivia e Argentina

Cambia dunque lo start, col Paraguay che cede lo scettro al Perù, che ha già ospitato la partenza del rally nel 2012 e nel 2013. “Tornare in Perù – ha commentato il direttore sportivo della Dakar, Marc Coma -, ci ha dato l’opportunità di esplorare un territorio sconosciuto. Gli equipaggi dovranno affrontare grandi territori sabbiosi e la competizione sarà elevatissima fin dall’inizio. La Bolivia sarà molto impegnativa fisicamente e porterà i concorrenti al limite della resistenza. Ma la sfida decisiva sarà in Argentina, dove si raggiungerà lo stage più difficile, quello di Super Fiambala”.

La partenza è fissata per sabato 6 gennaio da Lima, con 272 km di percorso, di cui 31 km di prova cronometrata. Sarà l’antipasto di una dieta a base di sabbia della durata di ben cinque giorni, fino all’11 gennaio quando i “sopravvissuti” partiranno da Arequipa alla volta di La Paz, capitale della Bolivia, costeggiando il lago Titicaca e attraversando l’altipiano boliviano a 2500 metri di altitudine. Sabato 12 giornata libera a La Paz per recuperare energie in vista della maratona finale: lunedì 11 la carovana entrerà in Argentina e il 17 affronterà la tappa numero 11, la temuta Super  Fiambalà, seguita da una lunga volata che si concluderà il 20 a Còrdoba. 

Dal punto di vista sportivo è lecito attendersi un nuovo scontro fra titani, con Mini e Toyota desiderose di interrompere la dominazione Peugeot. Il dream team del Leone schiererà quattro nuove 3008 DKR Maxi affidate al campione in carica Stéphane Peterhansel, al nove volte campione WRC Sébastien Loeb, al veterano Carlos Sainz e al cinque volte vincitore nella categoria moto Cyril Despres. I piloti hanno già effettuato 18 mila km di test tra Marocco, Portogallo e Francia e Peterhansel ha commentato: "Quest’anno, la sfida si preannuncia ancora piu? appassionante perche? e? la 40esima edizione del rally e la mia 29esima partecipazione. La Dakar mi da? un certo equilibrio: e? un rituale che mi occupa per un intero anno. Devo ricaricare le batterie, preparandomi fisicamente e sul piano mentale. La tensione comincia ad aumentare a partire da settembre. Poi, in dicembre penso solo a partire e a macinare chilometri. E’ davvero inebriante. Infine arriva il momento della partenza, un mix di eccitazione e di stress e poi devi impegnarti sempre al massimo fino al traguardo. E’ un puro piacere potere correre in questi paesaggi magnifici, a bordo di una vettura altrettanto incredibile. La 3008DKR Maxi e? semplicemente la miglior macchina che abbia mai guidato: la tecnologia che ha a bordo, la bellezza delle sue forme, i suoi elementi in carbonio, senza dimenticare la sua affidabilita?, le sue prestazioni e il piacere che si prova al volante..."

Squadrone che vince non si cambia, dunque; cambia e di molto la formazione Mini. Il marchio Bmw correrà con ben sette vetture sotto le insegne del team X-Raid, portando al debutto l’inedita John Cooper Works Buggy a trazione posteriore ad affiancare la plurivincitrice JCW Rally.  “Con queste due auto abbiamo la più potente famiglia Mini di sempre che abbia mai corso al Rally Dakar”, ha detto Sebastian Mackensen, vice presidente della Casa, alla presentazione a Parigi. Le tre John Cooper Works Buggy saranno pilotate da Mikko Hirvonen, Bryce Menzies e Yazeed Ali-Rajhi. Al volante delle John Cooper Works Rally ci saranno Orlando Terranova, Jakub Przygonski, Joan “Nani” Roma e Boris Garafulic.

Blasonato e temibile anche il team Toyota, col vincitore dell’edizione 2009 Giniel De Villiers e il Principe del Deserto Nasser Al Attiyah affiancati da Bernard ten Brinke al volante delle Hilux del team Gazoo Racing. “La Toyota Hilux ha sa sempre una reputazione di affidabilità e consistenza - ha affermato Al Attiyah -. Questa nuova versione mantiene le caratteristiche dei modelli precedenti raggiungendo alti livelli di maneggevolezza e equilibrio grazie al design innovativo.”

Due gli equipaggi italiani iscritti, entrambi con vetture Toyota: l’unico veterano è Stefano Marrini, alla quinta partecipazione, navigato da Maurizio Nassi; entrambi alla prima esperienza Marco Piana e il navigatore David Giovannetti.