A scanso di drammi Carlos Sainz si avvia verso una meritata vittoria. La seconda in carriera nel rally raid più famoso del mondo. Che una polemica non renderà meno fulgida, considerando i 55 anni dell’inossidabile ex campione del mondo rally.

L’olandese Kees Koolen, pilota del quad numero 254, ha, come noto, fatto reclamo ufficiale nei confronti del pilota Peugeot per “comportamento pericoloso” durante la speciale numero 7. Un presunto contatto e omesso soccorso, costato allo spagnolo 10’ di penalità. Poi cancellata. Una punizione che non aveva intaccato significativamente il vantaggio di Sainz in classifica generale, tuttavia un provvedimento ritenuto ingiusto sia da parte del pilota che del team Peugeot.  Tanto che Bruno Famin, appresa la decisione dei giudici, ha commentato: “Ci vediamo a Parigi”. Sottintendendo l'intenzione di ricorrere fino ai massimi gradi, se necessario.

Dal canto suo, Sainz aveva commentato: “Sono molto contrariato da questa decisione. La versione degli eventi descritta dal pilota del quad non corrisponde alla realtà. Infatti ho evitato l’incidente. Sono dispiaciuto per quanto accaduto. Quando sono arrivato lui si è spostato di lato e mi ha guardato. C’era molto spazio, sebbene il tracciato fosse molto fangoso. Ha perso il controllo, è uscito di strada poi è rientrato e io ho sterzato per evitarlo: sebbene fossimo molto vicini non c’è stato alcun contatto. Alla fine ha terminato la tappa al 12° posto, se l’avessi colpito ovviamente mi sarei fermato”.

Versione confermata da Famin, che aveva bollato la decisione dei giudici come “incomprensibile”. “Gli steward stanno punendo Carlos per non essersi fermato, non c’è stato nessun contatto tra la macchina e il quad. Se fosse realmente accaduto ciò che lamenta il pilota del quad ora non sarebbe qui in giro a raccontarlo, vista la velocità cui andava Carlos”.

In soccorso di Sainz è arrivata la tecnologia. La telemetria non mente e i dati hanno evidenziato che lo spagnolo ha rallentato da 160 a 50 km/h, poi fino a 37 km/h, quando Sainz ha frenato bruscamente per evitare il quad pilotato dall’olandese. Che, per la cronaca, è il fondatore di Booking.com, alla sua decima Dakar. E che proprio non ha mandato giù la manovra di Sainz. "Nella mia lettera di reclamo – aveva dichiarato dopo la prima decisione dei giudici - ho scritto che sarei stato molto felice se ci fosse stata una penalità dura. Ma che se non fosse stato così, avrei avuto accesso ai migliori avvocati al mondo, forse migliori di quelli dell'organizzazione. Avevo avvisato che se non avessi visto una sanzione seria, una volta fatto ritorno a casa avrei analizzato la cosa con i miei consulenti ed aperto un caso giudiziario". Arrivando addirittura a dire chese fossi morto per la Peugeot e Carlos sarebbe stato tutto più facile, perché non avrei più potuto parlare”. Ma forse aveva già parlato a sufficienza.