“Penso di aver meritato questa vittoria” ha detto Carlos Sainz dopo il traguardo di Cordoba, circa 700 km a nordovest di Buenos Aires. Lo pensiamo anche noi, Carlos. Perché sei stato il miglior stratega. Un vero Conquistador. E lo pensa anche Bruno Famin, direttore di Peugeot Sport. L’uomo che nel 2014 ha avuto il non facile compito di riportare il Leone francese nel suo terreno di caccia prediletto, la Dakar, dopo i trionfi di fine anni ‘80 con Vatanen e Kankunen. E dopo tre successi sudamericani consecutivi, che portano a sette il bottino Peugeot nel raid, è giunta (purtroppo) l’ora di chiudere nuovamente i giochi.

“Peugeot conclude il suo programma Dakar nel migliore dei modi – ha dichiarato Famin -, con una splendida vittoria di Carlos Sainz di Lucas Cruz e della Peugeot 3008 Dkr Maxi in un’edizione della Dakar che rimarrà nella storia. Tre vittorie di seguito in una prova così complicata sono un risultato eccezionale che si deve sia a una tecnica ai massimi livelli sia ad uno spirito di squadra infallibile. Siamo particolarmente contenti della vittoria di Carlos e Lucas che hanno condotto una gara davvero straordinaria. Sono riusciti a schivare tutte le insidie! Carlos si è impegnato tantissimo sin dall’inizio di questo progetto Dakar... E’ formidabile che possa essere ricompensato così. La 3008 Dkr Maxi, con tre delle quattro vetture al traguardo della corsa piu? difficile di questo decennio, ha dimostrato la sua superiorità tecnica senza mostrare debolezze. E’ un’enorme soddisfazione per tutta la strada e un grande motivo di orgoglio per Peugeot.”

Per Sainz si tratta del secondo successo alla Dakar, dopo la vittoria del 2010 su Volkswagen Touareg. Era la seconda edizione sudamericana del rally, ma il veterano Carlos in carriera ha corso anche due edizioni africane. Non pochi appassionati europei lamentano il minor fascino della Dakar dopo il trasloco oltreoceano, tuttavia Sainz non è d’accordo: “Per me è stato un rally durissimo. E’ probabilmente la Dakar più difficile che abbia mai disputato, anche considerando le due che ho corso in Africa. Gli organizzatori hanno preparato davvero un percorso complicato. Ci sono state talmente tante tappe faticose! Anche quelle due che hanno preceduto il traguardo sono state terribili. Il Perù è stato complicato”. 

Merito di pilota e navigatore, ma anche della vettura. E Carlos non lesina complimenti alla sua leonessa: “Ovviamente è molto gratificante per me e Lucas vincere una gara così difficile. Lo è anche per tutta la squadra Peugeot che ha fatto un lavoro straordinario in tutto questo programma Dakar. La 3008Dkr Maxi è forse la vettura migliore che abbia mai guidato nel rally-raid”.

Onore a Carlos Magno, ma anche al grande sconfitto, il compagno di squadra Stephane Peterhansel, quarto in classifica generale dopo non pochi guai: “Nel complesso abbiamo avuto una settimana molto positiva. Le dune peruviane erano un po’ il nostro terreno favorito. Poi le cose hanno preso una brutta piega. Abbiamo perso 1 h 45 in Bolivia dopo avere urtato una pietra che non ho visto. Era talmente inevitabile che non mi sono nemmeno arrabbiato. Sono molto più deluso da una giornata come quella di venerdì, durante la quale abbiamo accumulato alcuni piccoli errori. Penso che questa Dakar sia stata estremamente dura, la più dura che abbiamo disputato in Sud America, di sicuro. E’ nello spirito del rally, ma forse si è spinta un po’ troppo oltre se pensiamo ai piloti amatoriali. Per noi l’unica soddisfazione è la vittoria di Carlos e della squadra. E’ una bella ricompensa per Carlos che si è impegnato moltissimo in questi ultimi tre anni.”

Sainz, nella spossatezza della vittoria, ha annunciato che forse il prossimo anno non ci sarà: ha 55 anni, è inossidabile ma non eterno. E lo stesso è per Peterhansel, Mr Dakar: Non so cosa farò in futuro. Prima della partenza avevo detto che non so se avrei continuato dopo questa Dakar. E ora la risposta è la stessa, devo pensarci su”.  Ma noi scommettiamo di rivederlo nel 2019.

TRA SAINZ E KOOLEN TANTO RUMORE PER NULLA