Non poteva finire così il rapporto complicato di Sebastien Loeb con la Dakar. Abbandonare la corsa più difficile del mondo senza averla mai vinta, per lui che con la vittoria si è sempre dato del tu, e mentre la sua Peugeot centrava tre successi su tre partecipazioni, era una sorta di affronto personale.

Lo Schumacher, il Valentino Rossi dei rally, con i suoi 9 titoli mondiali nel WRC, a zero “tituli” nella Dakar e appena un secondo e un quinto posto in tre partecipazioni, contando anche il ritiro obbligato dello scorso anno, meritava un’altra chance. Riparte da quella maledetta doppia insabbiata costata nella quinta tappa 2018 la frattura del coccige al fedele navigatore Elena e l’abbandono dei sogni di gloria. Sogni poi raccolti da Sainz per i guai di Peterhansel...

Cosi, mentre vinceva a mani basse il Rally di Catalunya a fine ottobre e trattava con Hyundai il contratto appena firmato per il mondiale 2019 per guidare la i20 WRC, Loeb si è tuffato al volo nello spiraglio della finestra riapertasi sulle dune della Dakar.

E anche se pochi lo dicono, o non lo ammettono, rischia di essere l’autentica mina vagante sulla strada delle ambizioni dello squadrone Mini. Intanto, perchè Loeb non ha nulla da perdere.

Si presenta alla partenza di domani a Lima senza avere alle spalle il team ufficiale Peugeot, ma uno privato, comunque molto competente come quello del preparatore francese PH. Poi perchè è spinto da motivazioni fortissime e infine può guidare la Peugeot 3008 DKR, in fondo la macchina vincitrice dell’ultima edizione (con Sainz) e con la quale Loeb ha comunque vinto dieci tappe alla Dakar.

Macchina che non avrà avuto tutti gli sviluppi necessari, ma resta sembra una bella “gatta da pelare” per chiunque. Inoltre, non siamo esattamente convinti che Peugeot lascerà un team privato e un fenomeno come Loeb senza il massimo sostegno possibile. E se lo stesso Sebastien ha accettato la sfida, qualche motivo ci dev’essere. Non sarebbe da lui andare incontro ad un’altra brutta figura alla Dakar, se non avesse garanzie.

L’altra seria rivale del team X-raid Mini è la Toyota Gazoo Racing, che alla Dakar porterà ben tre equipaggi. La squadra sportiva del costruttore giapponese, quella che l’anno scorso è finalmente riuscita a vincere la 24 Ore di Le Mans, punterà ancora tutto sui pick-up Hilux affidati a de Villiers, Al Attiyah (che nel 2018 ha chiuso secondo con quattro vittorie di tappa) e ten Brinke.

E stando al brillante successo al Rally del Marocco, proprio con Al Attiyah, gli Hilux di Toyota sembrano davvero molto migliorati come motore, peso e sospensioni: «Per me - spiega Al Attiyah - la nuova versione della vettura è probabilmente la migliore che abbia mai guidato. Riesce a gestire tutte le situazioni senza problemi e ogni step evolutivo ha rappresentato un notevole passo avanti». Già, attenzione: la Dakar non regala vittorie in anticipo.