Uno torna nel Cir una volta l'anno e distribuisce sberle capaci di far male a tutti. L'altro lo davano già per finito dopo un'estate tremenda e invece è ancora lì, ad appuntarsi sul petto l'undicesimo scudetto di una carriera infinita e meravigliosa che non è detto affatto sia arrivata ai titoli di coda. Luca Rossetti e Paolo Andreucci. Campioni veri, che negli ultimi dieci anni più di una volta hanno incrociato i loro destini.

Il primo ha preso in mano per la seconda volta la Hyundai i20 della Friulmotor e l'ha usata per dominare dal primo all'ultimo metro una delle gare del Cir più difficili che si ricordino. L'altro ha messo fine a un periodo da incubo buttando sul piatto gli attributi e andando a cogliere un terzo posto che basta e avanza per farsi chiamare Campione Italiano per l'ennesima volta. Fossero tutte come il Due Valli appena andato in archivio, con storie vere e intense e forti quasi da far male come quelle consumate nei due giorni attorno a Verona, allora sì che il nostro campionato sarebbe davvero il più bello del mondo. Perché nel fine settimana che ha chiuso il Tricolore c'è stato davvero spazio per ogni sorta di emozione.

La determinazione e la forza di Luca Rossetti ed Eleonora Mori, più veloci di tutti e alla caccia – riuscita – di un successo che la dice lunga sulle potenzialità di una vettura (con cui Nucita tra l'altro s'era imposto al Targa Florio) e un equipaggio che sarebbe meraviglioso vedere impegnati in pianta stabile nell'Italiano. La serenità e la convinzione di Paolo Andreucci e Anna Andreussi, chiamati a cancellare una volta per tutte i fantasmi lasciati dall'incidente nei test di luglio, i ritiri di Roma e dell'adriatico, il timore di vedere fuggire via un titolo che a metà campionato pareva già cosa fatta. La speranza e la consapevolezza di Umberto Scandola e Guido D'Amore, che sapevano perfettamente che sull'asfalto caldo e asciutto del Due Valli non avrebbero avuto scampo con le loro DMack contro le Pirelli, ma che ci hanno comunque provato fino alla fine, senza mollare. E poi la grinta senza riserve di Andrea Crugnola, bellissimo secondo sotto l'arena e nettamente campione tra gli asfaltisti. E ancora la rabbia di Simone Campedelli, pure lui in corsa per lo scudetto e subito fuori dai giochi al pronti via, quando il motore della sua Fiesta s'è ammutolito e non ha più voluto saperne di ripartire.

La paura di Marco Pollara, volato fuori con un botto più che violento, la gioia di Damiano De Tommaso e Tommaso Ciuffi: il primo campione pure nel Due Ruote Motrici dopo aver chiuso prima del tempo la pratica dello Junior e l'altro vincitore del Trofeo Peugeot, che gli garantisce un posto da ufficiale per l'anno prossimo. Emozioni, appunto. Che un ragazzo di cinquantatré anni come Paolo Andreucci seguita a dispensare a mani basse. Senza nessuna intenzione di farsi da parte. Perché uno così, non lo ferma neppure un'estate tremenda come quella appena passata.

La classifica finale del Rally Due Valli 2018: 1. Rossettti-Mori (Hyundai i20 R5) in 1.46'06”6; 2. Crugnola-Fappani (Ford Fiesta R5) a 28”5; 3. Andreucci-Andreussi (Peugeot 208 T16) a 46”0; 4. Chentre-Giovenale (Skoda Fabia R5) a 1'02”4; 5. Scandola-D'Amore (Skoda Fabia R5) a 1'06”2; 6. Michelini-Perna (Skoda Fabia R5) a 2'42”8; 7. Hoelbling-Grassi (Skoda Fabia R5) a 3'56”4; 8. Tosi-Del Barba (Ford Fiesta R5) a 4'26”2; 9. Maestrini-Michi (Skoda Fabia R5) a 7'37”3; 10. Zaglia-Gaggioli (Peugeot 208 T16) a 8'02”3