Il primo test di Giovinazzi a Fiorano, giovedì e venerdì della scorsa settimana? Un piccolo passo per un pilota promettente, un grande balzo per l’automobilismo italiano. 

Clima freddo, pista pure, zero sole, giri mica troppi, macchina vecchia, una Ferrari Ff15 T, e nessun riscontro da prendere per oro colato sparando comparazioni o chissà che.

Però qualcosina finalmente si muove, se ne può parlare e senza tema di smentita.

Antonio Giovinazzi è stato ingaggiato dalla Ferrari alla fine dello scorso anno, subito dopo aver compiuto 23 primavere. Bon Giovi non ha nulla a che vedere con la scolastica, formativa e collegiale Ferrari Drivers Academy, no, no, è stato preso perché viene considerato - ed è - una delle più grandi speranze dell’automobilismo nazionale e internazionale. Non solo per ciò che sa fare, ma anche per come lo fa. Perché alla bisogna corre meravigliosamente d’attacco, di rimonta, di rincorsa, sfoderando un repertorio di prodezze tecnico-agonistiche da campione in divenire ma anche bell’e fatto.

Ma torniamo ai fatti di stretta attualità. Antonio non è un pilota nell’orbita Ferrari, no, di più, è il terzo pilota nel mondiale di F.1. Tale e quale al secondo portiere in una squadra di Champions. Appena il titolare avesse una linea di febbre - e correttamente val la pena toccar ferro per Seb e Kimi -, seguendo l’esempio di scuola, toccherebbe a Bon Giovi essere impiegato nel weekend di Gran Premio.

Di più. Il ragazzo di Martina Franca è stato preso assolutamente vergine di F.1 e anagraficamente vanta una gioventù inconsueta per un pilota seriamente contrattualizzato Ferrari. Non accadeva dai tempi del primo Felipe Massa, che però in F.1 aveva debuttato con la Sauber.

Già. A differenza del suo rivale Gasly, appoggiatissimo - e meritatamente - Red Bull boy, che l’ha superato all’ultimo tuffo nel finalone di formula cadetta, Antonio fino alla scorsa settimana non era mai salito per una ragione o per l’altra, nell’abitacolo di una F.1 per il primo iniziatico test.

Non appena la Ferrari ha potuto, l’ha messo in macchina. 

Se il futuro della F.1 arriva dal passato

Poteva farlo scervellare e giosamente nauseare in mesi e mesi di simulatore, invece, tac, eccolo praticamente da subito in casco nero e tuta rossa a prender freddo e aria in pista, mentre pesta sull’acceleratore udendo il rombo di ciò che spreme. Altra roba dalle virtualissime ricostruzioni laboratoriali. E buon segno. Perché il 9 e il 10 febbraio potrebbe perfino tornare a girare per saggiare le nuove Pirelli da bagnato.

In poche parole, adesso ci sono un vagone d’indizi vecchi e nuovi, i quali, messi uno in fila all’altro, producono un effetto semplicemente entuasiamante per chi tifa Bon Giovi, Ferrari e Italia, tra l’altro non necessariamente in quest’ordine. Della serie:

1) Antonio Giovinazzi è fortissimo. 

2) Non è una remota riserva dei titolari Ferrari F.1, ma in prospettiva un’interessantissima scelta alternativa. 

3) La Ferrari non lo considera un semplice stancasimulatori. 

4) La Rossa lo sta svezzando davvero facendolo girare da subito e il più possibile.

5) La Casa di Maranello con lui sta tornando all’antica tradizione, stile Drake, d’andare a prendere una speranza non ancora adocchiata contrattualmente dalla concorrenza, allevandola con amorevole e coraggiosa lungimiranza.

Ed è così che quest’anno, accanto alle solite due adrenaliniche e ipnotizzanti domande che ci si pone da ferraristi, da settant’anni a questa parte: 

a) Come andrà la macchina nuova?

b) I piloti sapranno portarla al top e viceversa? - s’apre un interessantissimo terzo filone d’indagine: l’adrenalinico spin-off, da seguire senza mettere pressione né alla Casa del Cavallino né al suo giovane virgulto, limitandosi e limitandoci a trattare la materia con appassionata serenità, tenendo bella fresca la stimolante domandina numero tre:

c) Quando Bon Giovi potrà vivere, magari in un team amico del Cavallino, l’inizio del suo primo weekend ufficiale di pilota da Gran Premio?

In attesa di cortese ma non necessariamente sollecita risposta, quand’anche sarebbe gradita assai, in bocca al lupo, Bon Giovi e grazie, Ferrari, perché stai dimostrando coi fatti di credere in lui fin dal primo minuto.

AUTOSPRINT N.6 IN EDICOLA, EDIZIONE DIGITALE