Se Barcellona fosse un cantiere, l’umarell Felipe Massa avrebbe colpito duro, in questi otto giorni complessivi di test, divisi in due puntate. L’uomo al quale il ritiro di Rosberg ha cambiato la vita strappandolo da prole e nipoti, manco fosse la riforma Fornero, ha dimostrato al mondo che è vivo e combatte insieme a noi. 

Perché l’anziano non s’è limitato a guardare e consigliare, restando al di là della rete, no, quella specie di nonno dei bei tempi andati ha indossato l’armamentario da antinfortunistica, s’è messo a sudare insieme agli altri lavoranti e alla fine è risultato capomastro di quelli buoni, altro che pensionato. 

Quinto tempo assoluto, un diciannove appena basso, il migliore tra quelli che non giravano su Ferrari o Mercedes. Staccando di quasi un secondo secco sul giro il giovane compagno di squadra Lance Stroll, alla prima, difficoltosa presa di contatto con la nuova Williams Fw40.

In poche parole, stando alle prime pennellate, l’operazione ritorno ufficializzata lo scorso gennaio per Felipe Massa si concretizzata con un clamoroso successo inaugurale. Tanto che il suo commento è stato di quelli laconici ma che lasciano il segno: «Già, nessuno se lo aspettava, è la prova che forse il mio tempo non è ancora finito. Dai, niente male per uno che se ne doveva restare a riposo. E comunque vorrei chiarire che per ora non c’è niente di deciso sul futuro remoto. Non è detto che correrò in F.1 solo quest’anno. Il 2018 è ancora lontano e chissà, magari potrei continuare».

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Il giorno di gloria è stato martedì 7 marzo, quando nella mattinata ha sparato un 1’19”726 che è restato il miglior tempo di giornata. E la sera Felipe si mostrava raggiante: «Oggi ho percorso una distanza di due Gran Premi e mezzo, mostrando un gran passo e un ottimo spunto sul giro secco. Not bad per uno di una certa età» - ha dichiarato ridendo. Poi s’è sottoposto ai filmati di rito di una nota casa di videogiochi, per essere incluso nella prossima edizione della sfida per consolle.

Comincia a sembrare meno un ex bambino e molto più un uomo maturo, Felipe: «In pochi giorni, tante cose sono cambiate, per me. Da quello strano giorno in cui Claire Williams mi ha chiamato al cellulare, chiedendomi se me la sentivo di annullare il mio addio e di ritornare in pista. Le ho risposto sì per due motivi: primo, ho capito che la squadra mi rivoleva davvero. Secondo, in F.1 si sta creando un nuovo interessante scenario, nel quale sento d’avere qualcosa da dire».

Incredibilmente, così facendo ora non v’è nulla più più abrogato di quelle intensissime immagini che in pieno Gp del Brasile avevano commosso il mondo. Con Massa al commiato da Rio appena reduce da un incidente incruento intento a dirigersi piangente in pit- lane, andando a ricevere l’abbraccio della squadra e della famiglia, cinto dalla bandiera brasiliana. 

Scena ultracinematografica e strappacuore che otto anni dopo la fregatura all’ultimo tuffo del mondiale a lui ghermito da Hamilton - molti pensano ancora del tutto ingiustamente -, sembrava quasi chiudere il cerchio del destino. Impastando le lacrime di rabbia di allora con una pioggia in grado di lasciare spazio solo alla felicità d’esser tristi per un rito esistenziale utile a ricordare che nella vita tutto passa e niente è per sempre.

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Così le telecamere s’erano scordate della corsa e erano andate a immortalare quel saluto che improvvisamente aveva toccato tutti, lasciando nel cuore degli amanti della F.1 lo struggente e inconscio appetito inesausto col quale si chiude una storia importante, segretamente rischiarato dalla voglia di ricominciarla. 

E alla fine, incredibilmente, così è stato.

Pochi giorni dopo i donuts d’addio di Felipe nel dopo corsa di Yas Marina, nella notte di Abu Dhabi, ora non valgono più. Cancellati dai giri velocissimi inanellati a Barcellona 2017 e da quell’incredibile posizione finale in top five. Che sfrucuglia pezzi di cuori ferraristi ancora inesausti da quello strano a bastardo 2008, che Felipe avrebbe fatto suo senza un motore rotto in Ungheria, senza il distributore portato via a Singapore e senza quell’ammosciata di Glock all’ultima curva del Gp del Brasile, maledizione.

Perché a Massa abbiamo voluto sempre tutti bene, ma da quel pomeriggio ancor di più. E rivederlo in pista straveloce, orgoglioso, sorridente e inaffondabile malgrado gli anni passati, la sfortuna e l’addio rinnegato, adesso ha un che di poeticamente risarcitorio e neocommovente.

È lo schiaffo in volto al tempo che passa e perfino una carezza dolce a ciò che sarebbe potuto essere e mai fu, che lascia socchiusa una porticina verso cui camminare ancora un poco, per scoprire ciò che sarà. Con una neocertezza: Massa è di nuovo in F.1 perché merita terribilmente di restarci.

In bocca al lupo, Felipe.

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