Il Gran Premio di Cina tra le varie cose ne ha mostrata una bella chiara. Alla Ferrari con una macchina finalmente competitiva a disposizione - presumibilmente e auspicabilmente in grado di esserlo per tutto l’anno -, per bene che vada la lotta con la Mercedes sarà aperta e dall’esito incertissimo e risicato. 

Ormai i riscontri non sono episodici, piste e prestazioni analizzate, tra test e gare, son variegate e non tutte anomale, per cui è lecito supporre che la SF70H non abbia avuto una semplice botta di culo iniziale, ma possiede attitudine e potenzialità per sfidare le Frecce d’Argento in ogni Gran Premio. Fatte salve improvvise stasi di sviluppo o crisi d’affidabilità le quali, toccando un camion di ferro, a oggi oltre che inammissibili paiono altamente improbabili. 

Morale della favola, comunque vada a finire, il verdetto finale per la lotta al titolo tra i candidatissimi Lewis Hamilton e Sebastian Vettel potrebbe delinearsi grazie a uno scarto non necessariamente ampio. Anzi, al momento, è ragionevolissimo prevederlo esiguo asai.

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Quindi, a differenza della passata stagione, vissuta in Ferrari all’insegna dell’ognuno per sé e Dio per tutti, tanto non c’era niente da perdere, stavolta tattiche, alchimie e comportamenti devono necessariamente tenere conto fin dall’inizio di tutto questo.

La gara di Shanghai, in particolare, non ha chiarito fino a che punto Kimi Raikkonen potrà essere utile alla Ferrari nel tentativo di strappare il titolo Piloti agli uomini Mercedes, ma di certo ha confermato in modo palmare e preoccupante che il finlandese, se non gestito in funzione squadra, può addirittura rivelarsi dannoso, involontariamente o meno. 

Dal 13° giro in poi, quando Vettel è rimasto intruppato dietro di lui e Ricciardo, Hamilton ha avuto l’occasione imperiale d’andarsene e se n’è andato. Non solo: Kimi, pur afflitto da improvvise perdite di potenza - da lui segnalate via radio -, che ne minavano le prestazioni e la possibilità di attaccare la Red Bull, s’è ben guardato dal dare strada al compagno, il quale ha poi dovuto infilarlo al 20° giro con una stoccata al limite e tutt’altro che finta e telefonata.

Lì se ne sono andati secondi preziosi che fortunatamente alla fine si sono rivelati del tutto ininfluenti, perché contro Hamilton in fuga non c’era nulla da fare, però l’indicazione arrivata è ben chiara: occhio, perché stavolta è andata di lusso, ma così non va bene. 

E adesso che sia tempesta nel deserto. EDITORIALE del Direttore

Delle due l’una: o Kimi è nettamente più veloce di Vettel, allora è giusto che provi a fare la sua gara o, se ciò non è, non risulta accettabile che gli resti davanti giri e giri senza costrutto alcuno e solo per impicciare.

Di più. In una realtà tale e quale a quella che si sta delineando, il gioco di squadra immediato diventa un’arma in più, alla quale la Rossa non può e non deve rinunciare per mettere in difficoltà e fare più punti possibile contro Hamilton e la Mercedes.

Questo senza contare il fatto che per ora le Red Bull non fanno paura, ma domani chissà.

Tornando a parlar di Ferrari, nella seconda metà della scorsa stagione, con una monoposto inguardabile, Kimi era addirittura più veloce di Seb anche sul giro secco oltre che sul passo. Quest’anno, con una vettura radicalmente diversa e ultracompetitiva, a oggi il tedesco vola e “Iceman” fa fatica. 

È decisamente troppo presto per tirare conclusioni, guai, le umane possibilità restano infinite e il destino cieco, cinico e baro, tuttavia è tempo di individuare e battere subito la strada giusta per evitare di perdere punti, perché, non a caso, i punti persi subito contano quanto quelli persi alla fine e tutti insieme potrebbero creare danni irreparabili alle aspirazioni della Rossa, rivelandosi sassolini pesanti come macigni.

Il presidente Sergio Marchionne ha dichiarato nel dopo gara di Shanghai che non sono stati dati ordini di scuderia per far passare Vettel perché non v’erano le condizioni.

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Alla luce dei fatti e delle considerazioni che ne derivano, dopo dieci anni di digiuno iridato e con una SF70H da urlo e un Vettel realisticamente in grado di coltivare aspirazioni mondiali, le condizioni ora sussistono eccome. Kimi deve aiutare il suo compagno di squadra

Adesso la situazione è sideralmente opposta a quella di Austria 2002, quando maturò l’inutile umiliazione a Barrichello costretto a cedere a Schumi una gara vinta in una stagione che il tedesco stava stradominando come Coppi sulle Alpi.

La Ferrari nell’inverno ha fatto un lavoro stupendo realizzando una monoposto che sembra in grado di aspirare il mondiale. E l’ha fatto tacendo. Adesso è tempo che parli con Kimi Raikkonen per spiegargli come è bene che funzioni la faccenda. “Iceman” è intelligente, ancora validissimo come pilota e capirà.

Basta dirglielo prima possibile. Meglio se già alla vigilia del Gp del Bahrain.

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