Monaco 1988. Weekend fondamentale nella carriera di Ayrton Senna, per ciò che accadrà in qualifica, in gara e nel suo futuro. Il massimo della competitività del campionissimo, ma anche della sua umana vulnerabilità d’essere vivente, poi utilizzata come carburante per il definitivo salto di qualità. In qualifica, a parità di McLaren Mp4/4, “Beco” rifila a Prost un distacco umiliante. Di più, praticamente disumano, cioè 1”427. 

Il brasiliano si ritrova a girare in una sorta d’estasi mistica, che raffigurerà con le sue indimenticabili parole. Queste: «Sicuramente ho guidato solo seguendo il mio istinto, come sprofondando in un’altra dimensione. Praticamente stavo percorrendo un tunnel e non solo il tunnel sotto l’Hotel, no, in realtà l’intero tracciato per me era diventato come un immenso cunicolo. Ho continuato a guidare sempre più veloce andando oltre il mio limite, tuttavia con la consapevolezza d’avere ancora margine. Improvvisamente la mia attenzione è stata colpita da una sorta di allarme. Come se mi fossi destato, consapevole d’essere sprofondato in un’altra dimensione. La mia reazione immediata è stata quella di rientrare lentamente ai box e di non girare più per tutta la giornata. Provando paura, perché certo di essere andato ben oltre le mie capacità».

In gara la storia prenderà pieghe completamente diverse. Ayrton sì dominerà la scena, ma poi, quando è in testa con un vantaggio di circa un minuto su Prost, nel corso del 67º giro, per un calo di concentrazione il dominus del Gran Premio urta le barriere al Portier, ritirandosi e regalando incredibilmente la vittoria al rivale.

È l’errore più bruciante della carriera, che Ayrton mai si perdonerà. Lavorando tuttavia così tanto su esso, da farlo diventare pilastro e pungolo di un’immensa motivazione, base del sontuoso e successivo riscatto. Che lo vedrà, dopo il primo alloro del 1987 su Lotus, per cinque volte consecutive, dal 1989 al 1993, ancora trionfatore a Montecarlo su McLaren, portando complessivamente a sei i successi nel Principato.

Un record, una scala reale difficilmente eguagliabile e prevalente sull’antico full del grande Graham Hill. All’interno di un sofferto percorso psicologico che da solo diventa ritratto fedele e stupendo di Ayrton Senna Da Silva, composto, in sequenza virtuosa, da errore, castigo, redenzione e gloria.