A ben guardare l'ulteriore annataccia della Honda in Formula Uno rappresenta solo una delle possibili prospettive da cui analizzare la stagione in corso. I ripetuti guai alla power unit, la cronica mancanza di potenza e affidabilità in congiunzione con i coloriti team radio di Alonso in funzione di stroncanti recensioni, potrebbero ingenerare una percezione piuttosto fuorviante in questo 2017, che si appresta a vivere giorni cruciali. Giorni che a conti fatti potrebbero dare alla stagione un senso completamente diverso se non addirittura opposto, alla voce giapponesi nel Motorsport.

Perché a fine maggio, al di là del guaio che ha visto andare in fumo le speranze di Alonso, a Indianapolis la stessa Honda si è comunque tolta la soddisfazione di vincere e battere la Chevrolet, portando in Victory Lane uno dei suoi pupilli di sempre, il 40enne Takuma Sato. Il quale sullo Speedway ha colto meritatamente quella che può essere considerata la vittoria individuale più importante di un pilota nipponico nella storia del Motorsport, dopo che il forte Honda boy aveva già sfiorato l'affermazione nel 2012, in un duello finito contro il muro, col futuro vincitore Dario Franchitti. Stavolta le cose hanno preso una piega ben diversa e per Takuma è bell'e pronto un posto nobile nella galleria degli sportivi che hanno reso grande il paese del Sol Levante. 

E questo potrebbe essere solo l'inizio, perché sta entrando nella fase calda il tentativo di rivincita della Toyota a Le Mans, dopo l'incredibile finale della scorsa edizione, quando la Casa vide sfumare un meritatissimo successo a pochi chilometri dalla fine della maratona della Sarrhe, in favore della Porsche. E ora è tempo di provare a lavata quell'onta, con la Toyota stessa che si presenterà a tre punte per cercare di chiudere definitivamente la pratica Le Mans.

Un trionfo anche questo lungamente cercato, addirittura per quattro decadi in una gara che sembra avere in serbo un incantesimo negativo per il Costruttore nipponico. Certo è che un successo liberatorio finirebbe col riscrivere la storia non solo di Le Mans ma anche di questa annata.

Se la 500 Miglia di Indy e la 24 Ore più famosa del mondo, praticamente le gare più prestigiose del Motorsport, finissero quasi simultaneamente in bacheca dei giapponesi, questo diventerebbe l'anno d'oro per il Sol Levante nell'automobilismo da corsa. E improvvisamente le disavventure dell'Honda in F.1 finirebbero in secondo piano, proiettando luce nuova sul presente delle corse.

Intanto l'antipasto stuzzica l'appetito quanto mai, perché al top dei primi allenamenti in vista della 24 Ore della Sarthe, nel cosiddetto test day, c'è subito Kobayashi su Toyota Ts050 Hybrid, seguito dalle due vetture gemelle, che pure loro hanno a bordo ciascuna un conduttore giapponese, cioè rispettivamente Nakajima jr e Kunimoto.

Un gran bel segnale nell'ottica della maratona, anche se andar forte sul giro secco è una cosa e durare fino alla fine rappresenta tutto un altro paio di maniche. In ogni caso, il weekend del 17-18 giugno a Le Mans ha anche il compito di farci capire se oltre a essere importante visti i traguardi già ottenuti, questo sarà davvero l'anno delle sorprese vincenti giapponesi nelle due sfide più prestigiose alternative alla Formula Uno: Indianapolis e Le Mans. Un motivo in più per seguire questa classicissima con ancora più emozioni pronte a divampare. Quindi in bocca al lupo ai samurai che vogliono chiudere per la Toyota la difficile pratica Le Mans, imitando il trionfo della Mazda a motore rotativo targato 1991.