La realtà comincia a emergere chiara e evidente, nell’intervallo tra il nono e decimo round, quando ci si appresta a salpare verso la Gran Bretagna alla volta di Silverstone, tracciato sul quale Lewis Hamilton la Mercedes nell’era turboibrida, cioè negli ultimi tre anni, si sono dimostrati imbattibili e imbattuti. 

Giunti quasi a metà campionato, in un’annata mai così sorprendente, incerta e altalentante, la W08 si sta confermando la più forte monoposto del mondiale.

Sul piano delle vittorie comanda sulla Ferrari Sf70H con il non ambiguo score di 5-3.

Sul giro secco in qualifica il cartellino Mercedes vs Ferrari è ancora più annichilente e dice 7-2, cioè peggio d’un punteggio tennistico. 

E nel mondiale Costruttori i punti di vantaggio della Casa tedesca son trentatré.

Non a caso la differenza tra secondi piloti vede Bottas, alfiere della Stella a tre Punte, avere un vantaggio abissale di due vittorie a zero oltre a 53 punti su Raikkonen, volente o nolente ormai l’ufficiale di complemento dell’amico e collega.

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Eppure il miracolo Ferrari e la credibilissima leadership di Vettel continuano. Con Seb sette volte su nove in prima fila, sempre al traguardo e mai peggio che quarto alla fine.

La fotografia di metà stagione regala un’istantanea meravigliosamente calcistica, con una Germania argentea favorita sul piano del volume di gioco nonché della capacità offensiva e un’Italia rossa scientifica nell’economizzare chance e energie - al di là dei momenti in cui a Seb gli si chiude la vena, vedi Baku -, e grandissima nel giocare di contropiede e a colpire di rimessa.

Dando vita a un mondiale che sarebbe piaciuto all’immenso Gianni Brera perché confronto agonisticamente e culturalmente italiano fino al midollo, con la Ferrari di Arrivabene e Marchionne - genialmente autarchica e orgogliosamente tricolore -, che sa attaccare così bene grazie al fatto che fondamentalmente è tosta e punge nel difendersi.

Morale della favola, quel campionato un po’ strano e matto che era nato con l’inatteso trionfo Ferrari a Melbourne, ormai non è più bruco casuale e si sta dimostrando sempre più strutturata farfalla.

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E il fatto che Vettel nel cuore dell’estate sia in testa a +20 su Hamilton in prospettiva non vuol dire nulla, non implica proprio niente, ma è la dimostrazione già certificabile che comunque vada s’arriverà a Monza con un mondiale apertissimo, altalenante, ricco di storie, di polemiche, di emozioni, di Liberty Media che arrapa media e tifosi garantendo un pizzico in più di Liberty, di gomme e pance Extra Large, di voglia di schierarsi per questo o quello, non importa, e dell’orgoglio di farlo, da qualsiasi e per qualsiasi parte avvenga.

Tifando per il campionissimo Hamilton che cerca il poker iridato, per il tetracampione Vettel il quale vuol dimostrare che ha ali pure senza Red Bull, per la grandissima rivelazione Flying Findus Bottas oppure agognando il riscatto di Kimi Raikkonen, a oggi senza vittorie ma con addosso la gratitudine, l’affetto e la simpatia dei più. 

Dai, non importa come andrà. Andrà come deve andare, come sempre.

Ma sin da ora, quasi al giro di boa, dopo anni di noia, rabbia, grigiore e monocorde trama scontata, la Formula Uno regala finalmente il vero colpo di scena: stiamo assistendo a una storia che si lascia godere deliziosamente: ci diamo appuntamento alla prossima puntata di Silverstone domenica 16 luglio, e già sappiamo che varrà la pena di seguirla. 

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In poche parole, nessuno ha la minima idea di cosa potrà succedere e proprio per questo stiamo vivendo una stagione bellissima.

Se lo prenda chi vuole, questo mondiale, possibilmente il migliore.

Dopo anni di insostenibile medioevo narrativo, la vera notizia non è tanto e solo la resurrezione della Ferrari. La verità ancora più bella e tutt’altro che scontata è che la Formula Uno, questa Formula Uno, è tornata a vincere.