E così siamo arrivati a trenta anni di F.1 a Suzuka. La pista nipponica iniziò la sua militanza iridata nel lontano 1987, quando a sfidarsi erano le Williams-Honda di Piquet e Mansell.

Da allora l’impianto dell’otto volante rappresenta un valore aggiunto per il mondiale, fornendo un teatro delle operazioni veloce, tecnico e spietato. 

Roba da piloti veri, insomma, in modulazione Spa, ma con qualcosa di ben diverso e d’originale.

La pista nasce nel novembre 1962, frutto di un’idea di Soichiro Honda, che anela a un circuito tutto suo. E per costruirlo chiama dall’Olanda il talentuoso John “Hans” Hugenholtz. Suzuka è quindi figlia grandiosa della creatività di Hugenoltz, col boost d’un assegno in bianco firmato Soichiro Honda.

L’impianto apre i cancelli nel novembre 1962. La prima gara per auto vede la vittoria di Peter Warr su Lotus 23, che negli Anni ’80 sarà “diesse” della Lotus nei Gp e grande estimatore di Ayrton Senna

Nel 1963 debutta il motomondiale, con un quarto di secolo d’anticipo sulla F.1. E nella gara della 250 cc, presso la terribile curva che precede il sottopassaggio dell’otto volante, Ernst Degner perde il controllo della sua Suzuki che si disintregra e prende fuoco. Il pilota resta ustionato e accusa squarci che comportano 45 punti di sutura. La piega verrà a lui dedicata. 

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Fino a metà Anni ’80, Suzuka è un tracciato importante per la Honda e la gara più prestigiosa e popolare resta la mitica 8 Ore per moto. 

Quanto alle auto, F.2 e 1000 Km sono il massimo che si offre. La svolta nel 1987, con la Honda impegnata anche in F.1, fornendo motori alle invincibili Williams, in attesa di trasferirli sulle McLaren. Un momento d’oro da festeggiare sul salotto di casa. E così Suzuka vive l’esaltante rilancio, preparato con l’ammodernamento del 1983, che prevede una chicane prima del traguardo e la modifica alla curva Degner, resa a due apici.

In pochi anni la pista acquista un posto nella mitografia della F.1. La collocazione nel finale di stagione ne fa teatro ideale per l’assegnazione dei titoli. Palcoscenico per trionfi indimenticabili, sconfitte disastrose o polemiche che non finiranno mai. 

Tanto per cominciare, nel 1987 Mansell si arrende a Piquet dopo uno spaventoso crash in prova, consegnandogli il titolo. Quindi inizia il triennio rovente della sfida Senna-Prost, con Ayrton che nell’88 vince corsa e titolo, l’anno dopo perde tutto per la toccata con Alain alla chicane e nel 1990 si vendica speronandolo alla partenza, ghermendo ancora il mondiale nel ’91 quando Mansell esce alla prima curva. 

L’arena dei duelli si sublima nel 1996: Villeneuve perde una ruota e consegna il titolo al compagno Damon Hill

Suzuka sembra stregata per la Ferrari, che perde con Hakkinen e la McLaren sia nel 1998 il titolo piloti prima con Schumi, in panne al via, e quindi nel 1999 con Irvine, consolandosi col Costruttori. La Rossa e Michael si prendono la rivincita trionfando nel 2000 e tingendosi d’iride, ripetendo l’impresa nel 2003 d’un soffio su Raikkonen

A fine 2006 si sancisce la paventata uscita dal giro iridato, in favore del Fuji, nell’orbita Toyota, quindi il ritorno nel 2009 e nel 2011 una nuova giornata decisiva con Vettel che grazie a un 3° posto si laurea per la seconda volta iridato.

Suzuka è pista estrema e quindi a rischio, col suo lato oscuro. In 50 anni 19 piloti ci hanno perso la vita, tra questi 17 giapponesi, uno statunitense, Elmo Langley, nel 1996, per un attacco di cuore nel corso di una delle due esibizioni tenute dalla Nascar e Jules Bianchi, dopo nove mesi di coma, a seguito del gravissimo crash del 2014. Terribile anche la tragedia di Dajiro Kato nella MotoGp del 2003.  E va sottolineato che ben 12 delle 19 vittime erano piloti auto. 

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Anfiteatro naturale a andamento "a otto", 5,8 km in tutto, 18 curve Suzuka è tracciato in cui le F.1 girano a medie spaventose, vedi il longevo primato di Schumi, anno 2006, a 235,011 km/h

Uno dei punti più critici e leggendari è la curva 130R, praticamente un semicerchio, così chiamata perché con un raggio di 130 metri, ma modificata dopo il raggelante crash di McNish in prova, nel 2002. 

Negli anni d’oro di Suzuka per ottenere un biglietto bisognava iscriversi a una sorta di mini lotteria, tanto era la ressa e il culto per la F.1, che in gran parte è restato. 

Dopo aver ideato il tracciato, Hugenholtz, già artefice di Zandvoort, è divenuto il più valente e poi rimpianto progettista di circuiti al mondo, disegnando, tra gli altri, Zolder nel 1963, il Motodrom di Hockenheim nel 1965, Jarama nel 1967, l’Ontario Speedway nel 1970 e l’anno dopo Nivelles, in Belgio. Battendosi per una vita alla ricerca del difficile compromesso tra sicurezza e sfida. Quasi per triste contrappasso, l’olandese ha perso la vita in incidente stradale presso Zandvoort, il 10 gennaio 1995. 

Eppure pochi anni dopo, quando il figlio Hans-John Hugenholtz jr, genleman driver nel giro Gt, va a disputare la sua prima gara a Suzuka, a accoglierlo trova la scorta e una parata dei più alti dirigenti Honda. Da tre generazioni di capi della Casa più prestigiosa il nome Hugenholtz, come quello di Soichiro Honda e della pista di cui furono artefici, è considerato - e resterà - oggetto di culto. 

La miglior risposta contro il logorio della vita moderna sui tracciati by Tilke. 

E adesso è tempo di Formula Uno e, prima ancora che i motori si accendano - con Mercedes, Ferrari e Red Bull favorite -, di soffiare su queste emozionanti, premianti e meritatissime trenta candeline.

Buon compleanno, Suzuka.