Ci sarebbero e ci sono tanti buoni motivi per parlare dell’appena trascorso weekend della 24 Ore di Daytona, ma, potendo e dovendone scegliere uno, non ho dubbi.

La frase che ha pronunciato a fine gara il pilota di Formula Uno Lance Stroll è assolutamente strabiliante nonché tonitruante e merita, oltre a una breve ma attenta riflessione, anche un’amara risata, per capire a che punto siamo andati a finire, nei Gran Premi veri e propri.

Chiamato a commentare questa sua nuova esperienza nella classica endurance - non la prima né l’ultima, per la verità -, il giovane canadese commenta, con una certa sincerità, riferendosi alle coperture: «Nei Gran Premi le gomme non consentono di spingere al massimo per tutta la durata della corsa. Invece qui a Daytona nella 24 Ore si tira costantemente, malgrado ci siano tantissime macchine in pista. In poche parole, si cerca di arrivare alla fine, ma dando il massimo. In ogni momento. In sintesi, quella cui ho preso parte è un tipo di corsa ben diversa da un Gran Premio».

Be’, dai, tutto vero e in fondo niente di nuovo, ma sentirlo dire in maniera aperta, certificata e incontrovertibile, un po’ sposta e fa girare le biglie.

In poche parole, in Formula Uno prima la filosofia delle gomme ad alto degrado e più di recente il ridimensionato concetto delle multimescole, rendono ormai un Gran Premio una gara molto più al risparmio e cerebrale che non una 24 Ore, con l’aggravante che, oltre alle mescole, in F.1 devi risparmiare pure benzina e motore, sennò guai.

Siamo al paradosso: sei hai una sessantina d’anni, conto in banca di lusso, trippa e amante, noleggi un posto su un equipaggio di un prototipo della 24 Ore di Daytona e provi a te stesso che cosa significa spingere a vita persa in ogni turno, in un’esplosione esistenziale e energetica di vita al massimo che manco Vasco al quarto Martini Bianco.

Invece se ne hai venti annetti e corri nei Gp, la massima espressione dell’automobilismo, blablabla, eccetera eccetera, ti tocca star più attento e misurato di quando giochi all’Allegro Chirurgo.

Fantastico. Magari Stroll nel dopo Daytona ha detto una cosina ovvietta, magari chi qui la sottilinea rischia di scoprire l’acqua calda, ma non è questo il punto. Nel circus e per il circus i campanelli d’allarme suonano già da un pezzo, ma ormai a martoriare l’aria, altroché, sono i rintocchi di un campanone.

Se vuoi aver il gusto di spingere davvero, corri una 24 Ore. Se vuoi provare la sensazione del vecchietto in Panda col cappellaccio sulle 23 e l’uovo sotto l’acceleratore, t’iscrivi al mondiale di F.1

Sapete cosa? Per creare divari di prestazione artificiosi e sorpassi finti, la Formula Uno s’è venduta l’anima e bevuta un bel pezzo di cervello.
Magari, di questo passo, sarebbe gustoso far disputare il secondo stint di un Gp col pilota che indossa un bel paio di doposci e alla fine assegnare la vittoria non a chi ha il piede più pesante, ma quello meno sudato.

Dal mondo delle calzature divenute più importanti dei piedoni è tutto, a voi studio.