Allora, dall’ultimo Gp di Abu Dhabi del 26 novembre 2017 sono passati quasi tre mesi pieni e di fatto nel mondo della Formula Uno è successa una cosa sola: niente.

Bene. Non contenti di questo, lorsignori - piloti, team principal e quant’altro - ormai blindati nel mondo e dal mondo, lasciano solo a rari tweet e a qualche scatto su Instagram le restanti comunicazioni all’esterno, perché quando sono a riposo, a quanto pare, non vogliono noie o rotture di scatole. Godendo delle ferie più lunghe del mondo dello sport - pugili a parte -, oltre che degli stipendi della fascia più alta.

Fatto sta che adesso, superati in calendario i cosiddetti giorni della merla, l’embargo informativo dovrebbe essere finito.

E invece no. Anzi, peggio ancora. Lo sconfortante panorama è costituito da presentazioni ufficiali a volte addirittura senza la macchina, mostrata dapprima solo in rendering, prime immagini ufficiose appositamente sfocate per alcuni, mentre per altri, vedi Red Bull, eccoti una livrea limited edition addirittura in camouflage, per non mostrare troppo. 

Quel ti vedo e non ti vedo, insomma, tipo la lingerie che volenterose ragazzotte indossano nelle serate buone.

E, comunque la metti, anche coloro che mostrano in realtà le loro grazie a occhi sempre più avidi e insoddisfatti - parlo dei team di F.1 e non più delle ragazzotte, eh -, non fanno vedere quasi nulla, perché, va’ e senti, da anni la configurazione aerodinamica dei vernissage della Formula Uno è più falsa e posticcia della frangetta di Donald Trump.

Da qui l’idea, semplice-semplice, che viene da proporre sinceramente e allegramente a tutti i papaveri della F.1: ehi, boys, perché non le abolite, queste presentazioni, che nella loro stragrande maggioranza sono ormai vere e proprie farse tali da prendere solo in giro gli appassionati?

Ce ne faremmo una ragione tutti, sapete?

Editoriale del Direttore: iniziano le vere Guerre Stellari

Da qui al primo Gran Premio della stagione, nel weekend di Melbourne del 23-25 marzo, troveremmo di certo altre cose interessanti da fare.

E se proprio non volete far vedere niente, se ve la tirate come frecce incoccate nelle balestre, se faticate come bestie a render conto ai tifosi che peraltro pagano sempre più profumatamente per seguirvi, be’ allora tirate fuori gli attributi e abbiate il coraggio di nascondervi fino in fondo. 

Se non per sempre, sino a fine marzo.

Data per la quale I have a dream.

Un sogno nel quale voi, finalmente costretti, alle verifiche tecniche del Gran Premio di Australia, dovrete ovviamente togliere controvoglia i veli dalle vostre monoposto in liberatoria veste definitiva. 

Ecco, la trama del sogno medesimo è questa: proprio in quel momento tutti i presenti, giornalisti e spettatori, si girano e vi danno la schiena, strafregandosene di quei vostri pezzi di carbonio halati, preferendo scambiare quattro chiacchiere con le neodisoccupate ex combattenti e reduci appartenenti alla gloriosa congrega delle ex grid girl.