Insomma, tanti, stufi di chiedersi chi vincerà a Melbourne, cambiano tema, la buttano sull’eningmistico e chiedono insidiosi: ma la Sauber è sempre Sauber oppure puo essere considerata Alfa Romeo? Di più. A oggi, quanto è Sauber e quanto Alfa Romeo?

Non solo: a quali risultati potrà ambire la C37?

Dai, gli interrogativi sono interessanti e meritano risposte, ragionamenti e azzardi, tutto pur di cercare di capirci di più.

Punto primo, al di là del battage pubblicitario e mediatico, la Sauber a oggi è sempre e solo Sauber. Quindi una squadra svizzera con sede a Hinwil, che dal 20 luglio 2016 è in mano alla società elvetica di investimenti Longbow Finance SA, molto vicina tramite azionisti svedesi a Marcus Ericsson, il quale non a caso da allora è uno dei piloti titolari, praticamente inamovibile, purtroppo per Antonio Giovinazzi che un po’ ci sperava.

Alfa Romeo è a oggi - e per ora - solo title sponsor, ossia niente più d’un adesivo in carrozzeria.

In poche parole per adesso la Sauber non è Alfa Romeo, così come la Williams non ha niente a che vedere con la Martini, salvo riscuoterne i bonifici.

Però circa il presente e le linee di sviluppo, tre indizi fanno una prova. E gli indizi sono i seguenti:

1) Charles Leclerc, wonder boy monegasco di Ferrari Driver Academy e asso pigliatutto delle categorie propedeutiche alla F.1, è stato inviato a svezzarsi alla Sauber, da debuttante di lusso.

2) La Sauber usufruirà non più di motori Ferrari d’antico pelo, ma di freschissime unità 2018, marchiate col Cavallino Rampante.

3) Pronubo Marchionne, il team stesso avrà a disposizione una rilevante iniezione energetica non solo economica, ma pure a livello di know-how e tecnologia.



Non a caso lo stesso Presidente della Ferrari a suo tempo ha specificato: «Tra Alfa Romeo e Sauber ci sarà stretta collaborazione sul versante tecnico. Le due parti avranno così uno scambio continuo di informazioni sul piano tecnico e su quello commerciale. E sulla power unit resterà il nome Ferrari».

Saranno i risultati e le condizioni d’opportunità del momento a dettare più avanti l’opportunità o meno di un diverso ingresso e d’un aumento dell’impegno economico e/o tecnologico Alfa Romeo, fino a uno scenario possibile in cui il marchio italiano potrebbe rilevare l’intera proprietà Sauber, facendola sua e cambiandone financo nome, dna e ragione sociale.

Ma questa a oggi è fantapolitica e fantaF.1.

Per ora la Sauber è Sauber e basta, punto.

Con la freschezza e il talento di Leclerc e le power Unit Ferrari 2018 quali  migliori motivi di vanto dell’esperto team svizzero.

L’Alfa Romeo, ossia il glorioso marchio del Biscione e con esso l’eco delle imprese di Sivocci, Varzi, Campari, Chiti, Autodelta, De Adamich e Giacomelli rappresentano tutt’altra cosa, roba nobile e diversa che a Melbourne resterà simbolicamente attaccata alla carrozzeria della Sauber solo grazie a potentissimi adesivi.

In ogni caso, mediaticamente, vi svelo un vecchio trucco che anni fa m’insegnò l’ex pilota John Watson, nativo dell’Ulster, quando gli chiesi se si sentiva più irlandese o britannico.

Lui mi guardò clemente e con saggio realismo rispose: «Non importa come io mi consideri. Conta solo come sono stato trattato dai media. E i media stessi quando appartieni a due identità di ben diversa incidenza, sanno come trattarti di volta in volta, nell’interesse della tua presunta essenza più potente. In poche parole, quando vincevo ero “il forte pilota britannico” e quando facevo schifo ero “un conduttore irlandese”

Se tanto mi dà tanto, la C37 ove andasse male sarebbe certamente una Sauber e ove destasse meraviglia diverrebbe magicamente Alfa Romeo. Meglio di così...