Cifre secche, che dicono tanto e non spiegano tutto. Diecimila appassionati a Imola, nel weekend appena trascorso per la prima edizione del MotorLegend Festival. Col circuito trasformatosi improvvisamente in un’esclusiva clinica per malati di nostalgia, alla presenza di luminari di grido e macchinari semoventi costosi e infallibili.

Tanti i pazienti vogliosi di guarire dall’insopprimibile voglia di rivedere in azione i campioni e i bolidi dei Seventies, primi fra tutti i testomonial Riccardo Patrese, Arturo Merzario e Giacomo Agostini. Accompagnati da nomi evocativi come quelli di Jacky Ickx, Mauro Forghieri, René Arnoux, Emanuele Pirro, Dindo Capello, Pier Luigi Martini, Johnny Alberto Cecotto, Jean-Pierre Jassaud, Erik Comas, più i Clienti Corse Ferrari e il Circus del Master Historic Formula One e Endurance, con le rosse F.1 che furono di Schumi e Mansell e i prototipi Endurance protagonisti delle notti di Le Mans.

E alla fine hanno vinto il coraggio e la passione degli organizzatori Vito Piarulli e Andrea Gallignani, perché l’idea ha fatto breccia, ha scaldato, è piaciuta. La qualità dell’offerta incontra la quantità della domanda. Cominciando a divenire realtà anche se in modo completamente diverso da quello che da venticinque anni a questa parte fiorisce a Goodwood, sui terreni collinari dell’austera tenuta di Lord March. Ma che importa. Il seme è stato gettato e ha subito attecchito.

Non dimentichiamo che Imola rappresenta con la sua storia, i miti che aleggiano nel’aria e l’evocatività dei nomi d’ogni curva, qualcosa di non meno fascinoso e entusiasmante. Anzi. E, in fondo, dopo un fine settimana così, viene tanto da pensare che a vincere siano - e finalmente - gli appassionati. Gli amanti dell’automobilismo da corsa da troppi anni confinati al di quà dello schermo televisivo o dietro le reti, bloccati da barriere elettrificate e da pass iperesclusivi per l’accesso a costosissimi paddock club.

Stavolta no. Ambiente open, clima sereno & friendly, prego siori venghino, che è tempo di cambiare. A dare il primo segnale, due anni fa, è stato Gian Carlo Minardi con i suoi apprezzatissimi Minardi Days, che peraltro ritorneranno a breve. Adesso, in una corsia differente, declinando in versione pistard l’idea felice che da anni è fiorita in Rally Legend, arrivano Piarulli & Gallignani. Centrando anche loro - con tanto di benedizione introduttiva del Presidente della Fia Jean Todt -, il target di offrire ai race fans cultori del Motorsport qualcosa di bello, d’importante, di palpabile e possibilmente interattivo.

Laddove interattività significa poter parlare col proprio idolo di ieri, ascoltarlo dal vivo, spararsi un selfie e avere un autografo stando a contatto con i rombi, la lucentezza e l’allure di macchine e campioni per troppo tempo sognati e finalmente disponibili e palpabilissimi. E, perché no, anche assistere alla presentazione di un libro e prendere parte a un dibattito alla presenza di chi l’ha scritto o dei piloti che ne sono protagonisti, potendo fruire di commenti, dialogo e interscambio in tempo reale sui temi trattati.

Questo non è solo Sport - e già non sarebbe poco - ma anche socialità, partecipazione e cultura nelle accezioni più gradevoli e maturanti. Per tutto ciò, perfino al di là del successo numerico e certificabile, il MotorLegend Festival in questo non facile ma ben vissuto weekend d’esordio, ha dimostrato qualcosa che va ben oltre bilanci, proclami e obiettivi centrati. Il MotorLegend Festival, dopo tutto, ha anche provato di avere un futuro e di essersi già trasformato nella voglia d’assistere all’edizione 2019.