Il doppio trionfo australiano di domenica scorsa, con Daniel Ricciardo primo a Montecarlo e Will Power re di Indy, è stato un bell’en plein per i downunder boys, i ragazzi dell’altro mondo. 

Eh sì, per gli antipodali vincere simultaneamente quella sorta di virtuale doppia corona simultanea che comprende le due corse per monoposto di rilevanza planetaria più classiche e prestigiose è un conseguimento mica da ridere

Specie a confronto di noi italiani, che a Indy non vinciamo dal 1915 con l’oriundo foggiano periferico Raffaele De Palma, per gli amici Ralph, e a Montecarlo non vediamo luce dal glorioso 2004 che vide l’affermazione di Jarno Trulli.

In ogni caso, restando sul generale, la doppietta nazionale Monaco-Indianapolis si era verificata anche per il Brasile nel 1989 e nel 1993, quando Ayrton Senna su McLaren aveva sbancato il Gp di Montecarlo e il vecchio Emerson Fittipaldi aveva spopolato alla Indy 500 su Penske. 

A volere dirla tutta, in quei casi però le due grandi classiche non s’erano disputate nello stesso giorno, quindi il duplice evento di domenica scorsa sol per questo rappresenta una sorta di conseguimento unico, in situazione eccezionale d’allineamento astrale.

A voler giocare con le cose si può anche dire che Ayrton e Fitti mentre vincevano le gare-monumento dei due mondi sfoggiavano lo stesso sponsor, la Marlboro.

Quanto a Will Power - combinazione di nome e cognome che appunto in inglese significa “forza della volontà”-, giunge alla vittoria a Indy all’undicesimo tentativo, mostrando d’aver capito perfettamente il senso del concetto. 

D’altronde, fortissimo sui circuiti cittadini e sugli stradali permanenti, Will ha fatto decisamente più fatica a diventare tremendamente efficace sugli ovali. La prima street race vinta per lui nelle corse per monoposto Usa è stata la Champ car sul cittadino di Las Vegas 2008, 17esima sua gara nella categoria, in Indycar aveva fatto centro sulle strade di Long Beach 2008 alla terza partecipazione nella maggior lesa Stars and Stripes, mentre il primo successo su un ovale corto è arrivato al Texas Motor Speedway, tre anni dopo, e quello su un ovale lungo a Fontana, nel 2013.

Per vincere a Indy, oltre a un’esperienza ultradecennale, Will ha avuto bisogno di un bagaglio d’esperienza accumulato complessivamente in 124 corse disputate nella categoria - nella quale ha vinto il titolo a fine 2014 -, a coronamento di una raggiunta maturità splendida e rigogliosa

Ed è interessante notare che nella IndyCar tutti i suoi successi meno il primo (con Kv) li ha ottenuti col team Penske, la compagine notoriamente più prestigiosa e vincente nelle corse per monoposto Usa. Evidentemente la forza dell’esperienza, del budget e dell’immenso know-how della squadra del Capitano alla fine hanno potuto , stimolato e ottenuto tanto quanto Will Power, il puro potere della volontà.

In ogni caso, complimenti Australia, un doppio tuffo nel mito a poche ore di distanza in posti del genere non s’era mai visto, per la stessa bandiera.
Proprio gente e roba dell’altro mondo.